"Le mie dimissioni? Provino gli abusi e farò subito la valigia"

Mastella: "Il pm di Catanzaro
ha perso. Io sono sereno". Poi
l’incontro con il cardinale Bertone. L’avviso di sfratto a Prodi? "Non
volevo. Ma non si può scoprire
dai giornali di essere indagato&quot;<br />

da Roma

Il day after di Clemente Mastella è iniziato di buon mattino, senza alcun pentimento per il terremoto dell’iscrizione nei registri giudiziari di Catanzaro e del preavviso inviato a Prodi. S’è affacciato il figlio Elio, mentre il sole tiepido di Roma straripava dalle finestre. Il solito caffè d’orzo con due fette biscottate, primo sacrificio della giornata, poi la lettura dei messaggini che la moglie Sandra, influenzata, gli aveva inviato da Ceppaloni. Così rincuorato e spronato ha sorriso a se stesso e al mondo. Appuntamenti grossi, quelli di ieri. Prima il giuramento delle nuove guardie carcerarie, poi in Vaticano dal cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, quindi a Treviso per il congresso dei penalisti. Aspettando Napoli, dove oggi incontrerà nuovamente il Papa, con Prodi (che al telefono lo ha già “perdonato” venerdì sera). Ma il guardasigilli ha un rapporto speciale con Ratzinger, sta collezionando rosari papali più di ogni altro politico.
Bella giornata dunque, anche se fredda. Ma a riportar Mastella fuori quiete ha provveduto il suo portavoce coi giornali, mentre sotto casa la scorta aveva già acceso i motori. Mostrandogli i titoli, quello gli rimproverava l’errore di aver fatto «accoppiare» l’iscrizione nel registro degli indagati all’annuncio che si voterà in primavera, come se per reagire al pm de Magistris avesse deciso di sparare sul premier, dandogli il preavviso d’uso con le governanti. «Ma che dovevo fare?», ha reagito il ministro, «stavo parlando a un congresso regionale del mio partito, non potevo ignorare la politica. Ed è chiaro che non sono io a dare il preavviso a Prodi, io sono leale e registro la situazione, come un medico con la malattia. È la sinistra che intima lo sfratto a Prodi: vedrai, a San Giovanni ci sarà almeno mezzo milione di persone, con viceministri, sottosegretari e segretari di partito, tutti contro il governo». La reazione all’atto giudiziario «non c’entra niente» ma è «dovuta» anch’essa, ha insistito, «non puoi scoprire sui giornali di essere indagato senza sapere di che, e senza un avviso di garanzia venire accusato di tangenti al tuo partito tramite una loggia massonica nascosta. Io sono una persona solare, perbene, e meno male che la gente lo sa».
La notizia che la procura generale ha provveduto a togliere l’inchiesta «Why Not» a de Magistris non lo ha rallegrato più di tanto: «Ha perso, ma io sono sempre stato sereno; e attendo paziente, sicuro di essere prosciolto come per il Calcio Napoli». Ha avuto un moto di sorpresa e stizza leggendo la prima pagina del Giornale: «Siamo al garantismo a senso unico? Io quando Berlusconi è stato rinviato a giudizio non ho chiesto le dimissioni. O vogliamo tornare a Tangentopoli? Quando mi spiegheranno le tangenti che ho preso e gli abusi che ho fatto, mostrandomi le prove, sarò io a prendere la valigia e andarmene». Poi è tornato ad occuparsi di politica, e al telefono con un giornalista lo si sentiva rispondere: «È inevitabile che si vada al voto se cade il governo, perché è paradossale che una parte della maggioranza scenda in piazza contro il governo e contro i sindacati». Di nuovo: «Io non voto governi di transizione, se cade Prodi si va alle elezioni perché non c’è più la maggioranza». Ancora: «Non sto trattando né con Berlusconi né con Casini né con nessun altro: quando sarà il momento l’Udeur deciderà cosa fare e con chi stare».
Rischiava di arrivar tardi in via Brava, alla scuola di polizia penitenziaria, dove 450 allievi aspettavano schierati per il giuramento. Mastella ha una scorta di prim’ordine, alle 9.30 lo ha sbarcato puntuale davanti al picchetto d’onore. Mamme, padri e fratelli a toccarlo commossi come la statua di San Rocco, anche i ragazzi sull’attenti a guardarlo come un benefattore perché in quel corso eran tutti di ferma provvisoria e lui s’è fatto in quattro per trasformarli in stabili e definitivi. «Siete un corpo di polizia splendido, non siete secondi a nessuno», li esortava, «ma nel vostro lavoro siate umani e non dimenticate mai che state aiutando chi soffre». Non lo lasciavano andar via per le troppe feste, s’è commosso anche lui perché «questi sono in prevalenza meridionali», fiero del contributo personale all’«uscita dalla precarietà». Ma in Vaticano lo aspettavano, e allora via di nuovo.
Vuoi far attendere Sua Eminenza Tarcisio Bertone? Dal colloquio col Segretario di Stato il guardasigilli è uscito ancor più commosso, sereno e rincuorato come dai messaggini di Sandra o dalle telefonate dell’amico fraterno Diego, Della Valle ovviamente. Solidarietà dai colleghi ministri non ne riceve poi molta, ma almeno la benedizione di Santa Romana Chiesa c’è per Mastella, e vedrete oggi come lo coccolerà Benedetto XVI. Così protettiva l’ombra del Cupolone, da dover saltare il pranzo per volare a Treviso e non far tardi con gli avvocati. Con due fette biscottate sino a sera. Finalmente a Ceppaloni, da Sandra.