«Le mie Olimpiadi da bomba sexy»

(...) Scopriamolo insieme a Silvia.
Quali sono stati i fattori che hanno influito negativamente sul risultato della tua prestazione alle Olimpiadi?
«Sicuramente partecipare per la prima volta alle Olimpiadi suscita un'emozione molto forte. Prima di gareggiare ho dovuto aspettare per molto tempo perché alle qualificazioni eravamo in 30 atlete e l'attesa può avere influito negativamente sulla mia concentrazione: la tensione era molto alta. Successivamente, entrando nel vivo della gara la difficoltà maggiore che ho avuto è stata determinata dal mio primo lancio risultato nullo che ha inciso sfavorevolmente sulla prosecuzione della mia performance. In definitiva il fattore emotivo è stata la causa principale della mia défaillance... entrare nello stadio olimpico e vedere la fiaccola già di per sé fa accelerare i battiti cardiaci, azzerare la salivazione ed accapponare la pelle. Dovevo affrontare la gara con più freddezza, senza pensare di essere alle Olimpiadi. Se avessi potuto dimenticare per un momento dove ero forse sarebbe andata diversamente».
Quale è stata la prima persona alla quale hai telefonato dopo la gara?
«Al mio allenatore Walter Superina, che ringrazio tantissimo; abbiamo lavorato duramente per arrivare alle Olimpiadi, obbiettivo che fino ad un anno fa sembrava impensabile. Il risultato negativo che ho ottenuto a Pechino non l'abbiamo vissuto come una vera e propria sconfitta proprio perché è stata già una grande soddisfazione superare le qualificazioni che mi hanno consentito di realizzare questo sogno. Comunque, nonostante la delusione, non vivo male questa esperienza perché, essendo ancora giovane, ho la possibilità di partecipare ad altre olimpiadi. Con il mio allenatore cercherò di migliorare proprio partendo dai miei errori. Questo è stato un anno molto impegnativo ma sono riuscita ad allenarmi bene grazie alla mia società, la Forestale, che mi ha dato i mezzi per allenarmi al meglio, dove volevo e come volevo».
A Pechino avevi un portafortuna?
«Non sono superstiziosa, quindi non porto con me nessun peluche o cose simili. Mi piace però indossare un cerchietto composto da due fascette, una bianca e una verde, che rappresentano i colori della mia società».
Quale e' stato il tuo primo pensiero quando sei entrata nello stadio olimpico?
«Appena entrata ero disorientata, non mi sembrava vero! Non riuscivo a staccare gli occhi dalla fiaccola e continuavo a chiedermi se ero veramente a Pechino o se stavo sognando... davvero da brividi! Al di là dell'esito della gara per me è motivo d'orgoglio aver partecipato alle Olimpiadi».
Cosa ti ha colpito di Pechino?
«I cinesi... il loro senso del dovere e l'incredibile gioia che dimostravano per questa manifestazione. Tutto era sempre perfetto, non c'è mai stato un contrattempo o qualcosa che sia andato in modo sbagliato. C'erano quattro volontari per ogni atleta e gli atleti erano sedicimila! Tutti i volontari erano molto disponibili e cortesi, mai impazienti. Svolgevano i loro compiti, anche i più semplici come fossero rituali. Inoltre era sempre tutto pulito ordinato e preciso, sempre impeccabile».
Parliamo della tua indiscussa femminilità forse un po’ inusuale considerato lo sport che fai...
«La femminilità fa parte di me, sono sempre stata così e lo sport che pratico non mi ha cambiata. Mi piace dimostrare che si può essere femminili pur praticando uno sport che richiede potenza e forza, doti generalmente maschili. Sicuramente adesso si possono notare atlete molto più curate e graziose di un tempo; nella società attuale c'è una continua ricerca del bello e così anche le atlete prestano maggiore attenzione al proprio aspetto fisico».
Hai conosciuto personalmente altri atleti?
«Sì, è stato emozionante conoscere i ragazzi della pallavolo, tutti molto simpatici... oltre che belli! Inoltre non è da tutti i giorni poter scambiare parole con atleti famosi come il tennista Nadal... C'era una situazione buffa che si ripeteva spesso nella mensa comune, grande quanto un campo d'atletica, ossia il fatto di vedere vicini atleti con fisici molto differenti tra loro, come le pallavoliste accanto alle ginnaste o i giocatori di basket a fianco dei pesisti. Sembrava impossibile essere tutti della stessa nazione ma così diversi uno dall'altro».
Qual'è il tuo prossimo obbiettivo?
«Partecipare ai Mondiali assoluti di Berlino ad Agosto. Lavorerò per esserci e per portare a casa un buon risultato. Mi aspetta un lungo allenamento perché per qualificarmi dovrò ottenere una distanza superiore al mio record personale. La volontà per migliorare non mi manca, la Forestale ed il mio allenatore credono in me e la determinazione acquisita con la partecipazione a Pechino 2008 mi darà la forza per non deluderli».