«Le mie sciarpe? Via le frange ma ho aggiunto tanta poesia»

Ogni anno la sua azienda produce 600 nuovi modelli per lui e per lei. Oggi presenta una capsule collection da Dimorestudio

di

«La sciarpa è un caldo abbraccio intorno al collo, più ti abbracciano e meglio è» dice Monica Sarti, imprenditrice e designer toscana che ha creato un piccolo/grande impero sulle sciarpe. 44 anni all'anagrafe e 10 in meno di persona, la signora dirige infatti con successo la divisione accessori del lanificio fondato da suo nonno Faliero nel 1948 alle porte di Firenze. Nipote e figlia d'arte (suo padre Roberto è stato il primo tessutaio italiano ad arrivare in Giappone) Monica produce nell'azienda di famiglia scialli, sciarpe e foulard per conto di tutti i grandi della moda, oltre a sfornare ogni anno 600 nuovi modelli per il marchio Faliero Sarti che ormai fattura 25 milioni di euro l'anno e vanta già 10 negozi monomarca nel mondo. Il suo segreto? «Togliere le frange e aggiungere la poesia» risponde fulminea lei che oggi presenterà una capsule collection da Dimorestudio in via Solferino 11 a Milano.

La sciarpa è un oggetto maschile o femminile?

«Direi unisex e per di più senza stagione perché in inverno non ne puoi fare a meno ma d'estate bisogna pur proteggersi dall'aria condizionata».

Le sue scatenano una forma di collezionismo, come mai?

«Forse perché le faccio con amore ed emozione. Una volta ho scritto una lettera al mio bambino e ho fatto stampare il testo su una sciarpa per regalarla ai membri della famiglia. È piaciuta talmente tanto che l'abbiamo messa in produzione. In un'altra occasione mi è venuta voglia di far vedere a tutti quanto è bello il nostro Paese, così ho fatto un accordo con Massimo Listri per stampare in esclusiva le sue meravigliose foto di case e monumenti italiani. Insomma ne ho fatte di tutti i colori compreso scrivere Ti amo in tutte le lingue del mondo su un carrè di 150 x 150 centimetri di stoffa oppure cucire chilometri di catenelle in metallo o cristalli sul bordo di un rettangolo in cashmere da un metro per due».

Quanto costano le sue sciarpe?

«Da un minimo di 120/150 Euro fino a 1350 per la sciarpa-gioiello con ben sette metri di minuscoli Swarovski cuciti come un orlo a piombo dell'alta moda».

Usa solo tessuti preziosi?

«Neanche per sogno, ho una vera passione per il modal che è una fibra prodotta dalla polpa di legno, niente di che insomma. Solo sono fissata con i finissaggi. Le sciarpe devono essere morbide e sensuali, una carezza che sta in un pugno. Per ottenere una cosa del genere devi saper trattare il filo, cercare di superare i limiti di trama e ordito. L'ho imparato in azienda e andando con il mio babbo al Pitti Filati. I miei miti prima di Lagerfeld e Armani erano Giuliano Coppini e Leandro Gualtieri, ovvero i fondatori di Lineapiù e Filpucci». Che studi ha fatto?

«Dopo il liceo linguistico sono andata in America per un anno per studiare al Fashion Institute of Technology. Nel frattempo ho fatto visita ad alcuni clienti del lanificio tipo Donna Karan che mi ha offerto di andare a lavorare con lei. Ho detto no perché volevo imparare di più così nel 1996 sono entrata in azienda col babbo che nel 2000 mi ha affidato la divisione accessori che allora si chiamava Sherazade ed era un reparto senza grandi prospettive. Ho lavorato come una matta per rimettere tutto in linea. Come marchio ho scelto il nome del nonno Faliero Sarti, squadra che vince non si cambia».

Ma non le piacerebbe firmare con il suo nome?

«Adesso faccio anche quello con la collezione Monica.Sarti dove gli accessori sono gli abiti creati con i disegni delle sciarpe».