Miele, bontà a rischio estinzione

Sempre più buono, ma sempre meno. È il miele italiano, quale che sia il canale di commercializzazione perché, come accade per tanti prodotti che nascono nella natura, funghi e tartufi ad esempio, alla produzione ufficiale (e tassata) ne corrisponde una sommersa a comporre una bandiera eternamente bianca e nera. E, purtroppo, il calo di produzione registrata quest’anno, qualcosa di clamoroso perché in misura del 30%, è reale, non è frutto di qualche gabola burocratica che, per dire, ha permesso agli apicoltori di nascondere una parte ancora maggiore di raccolto. Con oltre un milione di alveari, si è passati dalle 14 mila tonnellate del 2006 alle attuali 9.800 che vanno raddoppiate con il miele nero. Da 28 mila a nemmeno ventimila.
Ottimo miele fino a giugno, poi la siccità ha praticamente azzerato tutto. Eccellente la produzione di millefiori, di gran lunga la tipologia vincente, soprattutto se di alta quota, per qualità e ricchezza per il millesimo 2007 (diffidate del miele privo dell’annata, se va bene è un mix di mediocrità nostrane, ma di norma arriva da chissà dove e con chissà quali garanzie), corretta quella di acacia, buona con picchi assoluti per tiglio, agrumi e sulla, un segno più che si specchia nel segno meno di eucalipto, castagno (sarà meno scuro e meno amaro del solito), melata di bosco e girasole. Sono questi i mieli scuri, i meno dolci, quelli più graditi sui mercati nel Nord Europa (e a casa mia).
Una curiosità: c’è abbondanza di miele di ciliegio, di solito una rarità. Siamo alle eccezioni dopo una primavera-estate condizionata anche da avvelenamenti che hanno fatto strage di api, soprattutto in pianura padana e in Centro Italia. È successo che l’aprile scorso, in coincidenza con le semine del mais, si sono registrati pesanti e importanti fenomeni di spopolamento e moria d'api. Alveari che al massimo del loro sviluppo primaverile, diversi capaci di accogliere anche più di 50mila api, si sono ritrovati all’improvviso dimezzati con solo le cosiddette api di casa e senza più le api adulte, quelle che, consuetamente, sono dedite al raccolto di miele e polline.
Alle associazioni che hanno a cura il settore, ad esempio l’Associazione delle Città del Miele, www.cittadelmiele.it, e l’Osservatorio, www.osservatoriomiele.org, fanno rilevare come «in alcuni casi l'origine della grave contaminazione ambientale è da ricercarsi in trattamenti insetticidi su cereali da paglia o su fruttiferi ma nella maggior parte delle situazioni non possono sorgere dubbi sul rapporto di causa/effetto. Questa primavera il rischio da molti denunciato per anni si è realizzato e su vasta scala: durante le operazioni di semina del mais si è verificata una notevole dispersione di sostanze chimiche contenute nella concia dei semi (il trattamento insetticida con cui sono ricoperti i semi), sul terreno e sulla vegetazione circostante. Le molecole tossiche e pericolose per le api sono quelle dell'Imidacloprid, del Fipronil, del Thiamethoxam e del Clothianidin, e hanno effetto sistemico (cioè le molecole tal quali o i loro metaboliti perdurano nel suolo e nelle piante quali attivi insetticidi per mesi se non per anni) la cui funzione è quella di diffondersi nella pianta, comportano la contaminazione di tutte le sue parti, in particolare nelle parti floreali».
E dire che tutto cade in un momento di grande interesse verso il prodotto, con una sempre più marcata e diffusa qualità tanto che al concorso delle Tre Gocce a Castel San Pietro vicino Bologna gli esperti in giuria sono arrivati a dire che meritavano tutti un riconoscimento. E stiamo parlando di 476 mieli diversi, presentati da 277 apicoltori in rappresentanza di tutte le regioni italiane (su tutte Emilia-Romagna con 75, Lombardia 59 e Piemonte 45). Tutti loro hanno presentato un’arcobaleno di 40 varietà differenti, dai 121 millefiori ai 54 acacia, dai 49 castagno ai 35 eucalipto e i 26 agrumi. Rari invece timo, borragine, lavanda, ciliegio e marasca. Sono stati premiati (vedi box) quelli perfetti non solo sotto il profilo qualitativo ma anche al top al controllo organolettico.
I mieli devo essere vergini e integrali, quindi non miscelati o sottoposti a filtrazione e trattamenti termici. Lo sanno anche a Montalcino (Siena) dove gli esperti riuniti per il premio intitolato a Roberto Franci hanno giudicato altri mieli ancora. Il più buono? Quello di acacia, prodotto in Piemonte dall’apicoltura Anna Mainardi Scarampi di Montaldo Scarampi nell’Astigiano.