«Mieli non è il Papa e il “Corriere” non è autorevole»

da Roma

Il Corriere della Sera «non è autorevole», «non merita di essere preso in considerazione», «non è un grande giornale», ma solo «il più venduto». Quando gli chiedono un commento sul quotidiano di via Solferino e l’endorsment del suo direttore Paolo Mieli in favore dell’Unione, il ministro della Difesa Antonio Martino non usa il linguaggio della diplomazia e davanti alle telecamere di Skytg24 commenta: un giornale che ignora il vertice Nato dei ministri della Difesa di Taormina del 9 e 10 febbraio scorso, «viene meno a quello che è il primo dovere di un giornalista, quello di informare». «Per la prima volta nella storia - precisa Martino - 26 ministri della Difesa della Nato, sei ministri della Difesa di Paesi arabi e il ministro della Difesa israeliano si sono seduti intorno a un tavolo per discutere della sicurezza del Mediterraneo. Le agenzie di stampa hanno fatto, come sempre, fino in fondo il loro dovere, le televisioni ne hanno dato notizia, qualche giornale ne ha dato notizia, il Corrierone - giornale autorevole - non ha pubblicato una parola».
«È un giornale autorevole uno che viene meno a quello che è il primo dovere di un giornalista, che è quello di informare?», chiede provocatoriamente il ministro. «È ammissibile che un giornale che aspira a essere considerato autorevole, come il Corriere della Sera, taccia su un evento di queste proporzioni? Cominciamo col dire che il Corriere della Sera autorevole non è. Perché un giornale che censura una notizia come questa non merita di essere preso in considerazione».
Martino fa anche un paragone: «Un giornale piccolissimo, di una città di 300.000 abitanti, Neue Zuercher Zeitung (quotidiano di Zurigo, ndr) dà molte più informazioni serie sulla politica estera di quanto non ne dia il Corriere della Sera in una settimana».
Per quanto riguarda, invece, la presa di posizione del direttore del Corriere in favore del centrosinistra, Martino commenta che l’editoriale scritto da Mieli «non è degno di un grande giornalista». «Non è il Papa», aggiunge. «Per scrivere una banalità di questo genere non serve un editoriale, bastano due righe».