Mieli, la Palombelli e l’intervista di Sabelli Fioretti

Una volta al Corriere ci insegnavano che non bisognava mai rispondere a contestazioni, accuse, ecc. ecc. apparse su altri giornali, sia pure per una semplice precisazione. Era una forma di presunta superiorità? Forse, solo superbia. Altri tempi.
Col passare degli anni, cambiano i punti di vista. Ed è giusto che sia così. Eccomi, quindi - anche se ormai con i miei 36 anni di Corriere (me ne restano ancora sei) sono il più vecchio giornalista di via Solferino - a fare qualche precisazione su alcune frasi contenute nell’intervista di Stefano Lorenzetto a Claudio Sabelli Fioretti. Un dialogo vivace: arguto, mordente e spumeggiante.
Il chiarimento riguarda solo due punti.
Primo. Lorenzetto cita Dagospia: il Cdr del Corriere “capitanato dal poeta Sebastiano Grasso, ha intimato a Paolo Mieli di far piazza pulita di tutti i collaboratori a favore dell’utilizzo dei fannulloni interni”. Risposta di Sabelli Fioretti: “Mi pare strano che un poeta possa dare ordini a un politico scafato come Mieli”.
Premesso che non capeggio nulla, desidero precisare che il Cdr aveva solo chiesto che, nel periodo in cui Sabelli Fioretti era in vacanza, la sua “intervista della settimana” fosse affidata a uno dei redattori del Magazine e non a un collaboratore esterno.
A proposito, è bene specificare che al Corriere non esistono “fannulloni interni”, a meno che, al riguardo, non si intenda definire così i giornalisti tenuti “forzatamente” a riposo (ma, in questo caso, probabilmente bisogna risalire a parecchio tempo fa…).
Per quanto riguarda strettamente Sabelli Fioretti, poi, è stato fatto presente all’Azienda l’inopportunità che nel contratto dell’“Intervistatore più temuto dai Vip”, esistesse una clausola “liberatoria” di de-responsabilizzazione (cosa che, personalmente, reputo ingiusta nei riguardi degli altri collaboratori): per qualsiasi eventuale condanna per diffamazione e conseguente risarcimento, avrebbe dovuto rispondere la Rcs. Tutto qui.
Il giornalista ha deciso di prendere un anno sabbatico? Bene. Non vedo che cosa ci sia di scandaloso?
Completamente d’accordo, invece, con quanto detto da Sabelli Fioretti a proposito di Mieli: figuriamoci se è uno che prende ordini da altri, tanto meno da un “poeta”!
Non vi incanti la sua bonomia e accondiscendenza, aggiungo io: Mieli è un sornione, tenero solo all’apparenza. E, per questo, ha tutto il mio rispetto.
Secondo punto. Dice Sabelli Fioretti. “A Barbara Palombelli è andata pure peggio: l’hanno licenziata”.
Sempre a proposito dei collaboratori, il Cdr aveva chiesto all’Azienda che certi compensi non fossero esageratamente alti, perché, di fatto, mortificavano i giornalisti interni (naturalmente, da questo discorso - che deve tener conto del “mercato delle penne” - è chiaro che sono esclusi i vari Enzo Biagi, Ernesto Galli della Loggia, Claudio Magris, Angelo Panebianco, Sergio Romano, Alberto Ronchey, Cesare Segre e altri).
Nel caso della Palombelli, il compenso annuale era quasi dodici volte quello di un redattore ordinario; per cui l’Azienda ha deciso di ridurlo. Da qui, il malumore della collega, la quale, mi dicono, forse per sfogarsi, in una trasmissione televisiva avrebbe dato qualche giudizio sul Corriere non gradito ai vertici della Rcs. Conseguenze? La collaborazione è stata chiusa. Quindi… anche in questo il Cdr non c’entra affatto.
Grazie dell’ospitalità.

Componente del Comitato
di red.ne del Corriere della Sera
Milano
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Se Claudio Sabelli Fioretti (o qualcun altro) desidera intervenire... Mi pare una cosa fra di voi, giusto?