Mieli: «Sfatiamo la leggenda nera su Pio XII»

Esiste una leggenda nera su Pio XII, costruita ad arte dai suoi avversari che va assolutamente dimenticata e smentita. Questo il succo di una lunga intervista che Paolo Mieli, direttore del Corriere della Sera, ha rilasciato all’Osservatore romano, in occasione del cinquantenario della morte del pontefice che cade oggi.
Il noto giornalista-storiografo ha insistito sulla «speciosità della offensiva nei confronti di Pio XII» che «appare davvero sospetta a qualsiasi persona in buona fede ed è una speciosità a cui è doveroso opporre resistenza». Mieli nega che Pacelli sia stato in alcuna maniera filonazista od omertosamente silenzioso sulla persecuzione degli ebrei. Tesi che hanno iniziato a diffondersi a partire dall’immagine teatrale che il drammaturgo tedesco Rolf Hochhuth ne diede nella sua opera più celebre, Il vicario, andata in scena nel 1963. A Pio XII da quel momento è stato imputato, senza che questo fosse comprovato da una seria indagine storica, un atteggiamento di sostanziale debolezza verso la ferocia hitleriana e di colpevoli silenzi sulla Shoah.
In realtà, secondo Mieli, il pontefice avrebbe pagato un conto salatissimo non per le sue posizioni verso la Germania di Hitler, quanto per il suo anticomunismo. E questo conto «ne ha deformato l’immagine attraverso rappresentazioni teatrali, pubblicazioni e film. Ma chiunque abbia un atteggiamento non pregiudiziale... non può che rimanere stupito di questa leggenda nera che non ha nessun senso». Tanto più che nessuno rimprovera ad altri grandi posizioni molto simili a quelle di Pio XII: «È come se oggi rinfacciassimo a Roosevelt di non aver detto parole più chiare nei confronti degli ebrei».
Mieli a sostegno della sua tesi ha citato una serie di studi su Pacelli, non partigiani e che hanno esaminato attentamente le fonti, tra i quali Pio XII. Il papa degli ebrei (Piemme) scritto da Andrea Tornielli, vaticanista del Giornale. Questi saggi dimostrano, secondo Mieli, che «l’avversione nei suoi confronti è nata nel mondo anglosassone e protestante, non è nata nel mondo ebraico che, invece, si è adattato nel tempo per non essere preso in contropiede da una campagna internazionale». Mieli, da studioso, si è rifiutato di entrare nel merito della richiesta di moratoria alla beatificazione di Pio XII, «perché non è un problema storiografico». Ha preferito ricordare Robert Kempner, magistrato ebreo e pubblica accusa al processo di Norimberga: «Qualsiasi presa di posizione propagandistica della Chiesa contro il governo di Hitler sarebbe stata non solamente un suicidio premeditato, ma avrebbe accelerato l’assassinio di un numero ben maggiore di ebrei e sacerdoti».