Migliaia di alpini pregano anche in ricordo di Prisco

Daniele Carozzi

Nappine logore dal tempo e nappine nuove di zecca si sono ritrovate per ricordare chi è «andato avanti» e per scambiarsi gli auguri di Natale. Ma anche per ribadire quei valori e tradizioni che caratterizzano i soldati di montagna con la penna sul cappello grigioverde. E ogni anno l’appuntamento in Duomo per la messa e il corteo fino al Sacrario di piazza Sant’Ambrogio vede più partecipanti. Dopo la funzione religiosa officiata da Tettamanzi, il popolo delle Penne nere si è radunato davanti alla cattedrale, accanto al picchetto armato e alla fanfara della brigata «Julia», per ascoltare il presidente dell’Ana di Milano, Giorgio Urbinati, del presidente del Consiglio, Vincenzo Giudice, e di Nelson Cenci, l’alpino reduce di Russia che ha raccontato le sofferenze nei mesi nell’inferno bianco e ricordato l’avvocato Peppino Prisco, per anni figura simbolo del Corpo, scomparso nel 2001. Il vicepresidente del Consiglio regionale Piergianni Prosperini ha sottolineato come «in questa società», quello della «alpinità è un valore di riferimento...».
Alzabandiera, inno nazionale, e un lungo corteo di oltre 2.500 alpini, scandito dai cori e dal suono delle fanfare, con trentacinque gonfaloni di città, cinquanta vessilli di sezione e 225 labari dei «gruppi Ana» si è mosso verso il Sacrario raccogliendo gli applausi della città.