Migliaia di avvocati già pronti ad affrontare il caos post voto

I partiti temono una riedizione delle elezioni 2000 e 2004 e si preparano al peggio per affrontare le contestazioni

nostro inviato a New York

Mani pronte e lingua sciolta. Prima di iniziare a contare i voti meglio attrezzarsi. Tutti pronti che il ballo si avvicina: gli exit polls e poi il caos. Gli americani più pessimisti prevedono che le elezioni di metà mandato siano il tris del 2000 e del 2004. Così si sono portati avanti col lavoro: aerei carichi di avvocati sono stati spediti dai repubblicani e dai democratici negli Stati dove la lotta si profila più dura. La battaglia in giacca e cravatta: Ohio, Missouri e Maryland. I controllori di voti e agitatori di tribunali sono già a destinazione.
La battaglia legale. Nel 2004 le contestazioni elettorali fecero scaturire 361 azioni legali. Il problema è il sistema di voto: molti Stati hanno approvato negli ultimi mesi procedure di identificazione degli elettori più severe. A votare dovrebbe andare solo chi ha diritto, però il sistema è ancora da perfezionare. Allora i partiti si attrezzano: meglio non farsi trovare impreparati. Tanto qualcosa da fare ci sarà: c'è l'eterna questione del voto elettronico, delle macchinette che per molti sono truccate, che nel 2004 secondo i democratici invertivano il voto se l'elettore sceglieva il loro partito. All'epoca il centro del mondo era l'Ohio. Oggi a Columbus non si vogliono far fregare. Chris Redfern, presidente del partito democratico dello Stato, ha tutto sotto controllo: «Stavolta non faremo l'errore dell'altra volta, non aspetteremo il giorno delle elezioni per avviare la battaglia legale». I repubblicani pure: il partito del presidente Bush ha già speso oltre 250mila dollari in Ohio in azioni legali sui nuovi macchinari elettronici e le procedure di identificazione degli elettori. I problemi, però, sono già cominciati: nella Yola County, in California, le nuove macchine per il voto elettronico sono arrivate con il video di istruzioni in vietnamita.
Avvocati contro attivisti. Il Partito Democratico ha spedito questo fine settimana oltre settemila avvocati simpatizzanti del partito nei 18 stati più contesi. Il Partito Repubblicano ha risposto con diecimila volontari già pronti ai seggi: lavorano tutti gratuitamente, in cambio hanno solo un rimborso delle spese. Sono stati creati anche centri di consultazione telefonica dove schiere di avvocati specializzati i questioni elettorali possono essere accessibili in modo istantaneo ai funzionari e agli attivisti del partito per consigliare come reagire a situazioni conflittuali nei vari seggi: «Pronto, siamo i democratici in prima linea. Pronti per aiutarvi a vincere». Sono gradite anche le segnalazioni degli elettori. In Pennsylvania il partito repubblicano ha già creato un «fondo per il riconto» per finanziare le contestazioni dello scrutinio. In Maryland i legali dei principali candidati si sono scambiati in anticipo i rispettivi numeri di telefono e gli indirizzi e-mail per semplificare la presentazione di eventuali contestazioni legali.
Gli ispettori del ministero. Non sono soltanto gli avvocati dei due partiti a entrare in azione. Il ministero della Giustizia ha deciso di inviare 800 legali in 65 città diverse. Anche numerose organizzazioni private - soprattutto quelle specializzate nella difesa dei diritti civili degli elettori - hanno inviato almeno 2000 avvocati in una ventina di Stati. Altro problema è dato dagli scrutatori: sono pensionati o comunque persone anziane con scarsa dimestichezza con le nuove tecnologie. La prospettiva che il voto possa diventare un caos è quasi una certezza.