Migliaia di italiani trucidati nelle «fosse di Tito»

Le foibe, cavità carsiche diffuse soprattutto nella provincia di Trieste, vennero utilizzate dalle truppe di Tito come occultamento di cadaveri durante e alla fine della seconda guerra mondiale. Il primo periodo, successivo all’Armistizio dell’8 settembre 1943 avvenne in Istria e Dalmazia e vide centinaia di vittime italiane. Dopo la fine della guerra, nel ’45, le foibe furono teatro di eccidi a Trieste e a Gorizia nello stesso periodo. Le persone uccise furono migliaia, molte delle quali gettate vive nelle foibe. La foiba più conosciuta, anche perché nel 1992 è stata dichiarata monumento nazionale, è quella di Basovizza. Queste «tombe» vennero utilizzate per compiere vendette personali, terrorizzare la popolazione italiana delle zone contese, ed eliminare gli oppositori politici e i cittadini italiani che si opponevano alle politiche del maresciallo Tito. Molti di questi baratri furono usati anche per seppellire i cadaveri dei bombardamenti.