In migliaia per l’ultimo saluto a Romano Mussolini

Una folla enorme, tanta commozione e qualche saluto romano per dare l’estremo addio a Romano Mussolini, jazzista di grande reputazione e ultimo figlio del Duce.
Un funerale che la famiglia avrebbe voluto intimo e riservato nella chiesa dei Santi Angeli Custodi, in piazza Sempione, la sua parrocchia nel quartiere Montesacro e che, invece, inevitabilmente, si è trasformato in una sorta di ultimo concerto in omaggio al musicista e nel palcoscenico per gli onori al «camerata» Romano Mussolini, come hanno gridato centinaia di nostalgici all’esterno della chiesa. La chiesa era gremita in ogni ordine di posti e anche piazza Sempione era stracolma, con diverse migliaia di persone in attesa. Qualche problema si è registrato anche per la viabilità in via Nomentana. Sul sagrato della chiesa tanti fiori e le corone del presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, del ministro delle Politiche agricole Gianni Alemanno, del sindaco Walter Veltroni e tante altre.
Il feretro del musicista, al suo arrivo in chiesa e all’uscita, è stato salutato da applausi e braccia tese. Ma all’interno della chiesa è prevalso il commovente e tutto sommato austero, tributo al Romano Mussolini artista, con i musicisti della sua band a suonare per lui come nei più classici funerali di New Orleans i classici «When the saints go marchin’ in» e «Glory, Glory, alleluja». E, soprattutto, il dolore della famiglia che però non se l’è sentita di prendere la parola: le figlie Alessandra, Elisabetta e Rachele, la prima moglie Maria Scicolone e la seconda Carla Puccini.
A gremire la chiesa c’erano anche tanti estimatori della sua musica, una delegazione venuta da Predappio (dove saranno sepolte le sue ceneri) e semplici abitanti del quartiere che lo avevano ascoltato nel concerto che tenne nel 1995 in occasione della festa della parrocchia.
«Era una persona mite, umile, attenta al prossimo. L’uomo giusto - ha detto il parroco don Mario citando il Libro della Sapienza - certamente vivrà con il Signore nell’amore».
I funerali sono stati anche l’occasione per tributare l’ultimo applauso alle note gentili delle melodie di Mussolini, suonate dalla tromba di Guido Pistocchi e Cicci Santucci, altro grande jazzista italiano.
Ad ascoltare quella musica così diversa dai classici canoni di un funerale italiano, mescolati tra la folla, molti rappresentanti del mondo dello spettacolo e vari politici, soprattutto di Alleanza nazionale. In fondo alla chiesa, in disparte, Renzo Arbore, Lino Banfi, Luciana Turina, Lino Patruno, Gegè Telesforo, i registi Pupi Avati e Carlo Vanzina, Giorgio Bracardi, indimenticato imitatore del Duce. Ma anche rappresentanti della nobiltà romana come il principe Sforza Ruspoli e il principe Carlo Giovanelli. «Mi ricorda proprio un funerale di New Orleans - ha osservato Lino Banfi - i funerali dovrebbero essere tutti così». «È stato bravo, quanto modesto - ha aggiunto Renzo Arbore - un uomo garbato, una persona rara che si metteva al servizio anche dei musicisti».
Più avanti i politici, da Fabrizio Cicchitto (Foza Italia) all’assessore alla Cultura del Comune di Roma, Gianni Borgna a Roberto Fiore (Forza Nuova). Per Alleanza nazionale, tra gli altri erano presenti, i ministri Gianni Alemanno e Altero Matteoli, il sottosegretario alla difesa Filippo Berselli e i deputati Teodoro Buontempo e Donato Lamorte.
Non è riuscito invece ad entrare in chiesa, per la troppa folla, il capogruppo alla Camera, Ignazio La Russa.