Migliaia in marcia contro l’aborto

«No all’Olocausto silenzioso», «Grazie mamma che mi hai lasciato vivere». Decine di migliaia di spagnoli - mezzo milione di persone secondo gli organizzatori - sono scese in piazza ieri a Madrid per dire «no» alla nuova legge sull’aborto che potrebbe essere approvata entro la fine dell’anno e al suo regista, il premier socialista José Luis Zapatero. La marcia è stata organizzata da un centinaio di associazioni per la vita che hanno marciato insieme a persone normali dietro a un maxi-striscione dal messaggio inequivocabile: «Non esiste il diritto di uccidere, esiste il diritto di vivere» e hanno promesso che la protesta è solo l’inizio di una mobilitazione ben più lunga.
Il Partito Popular ha annunciato nei giorni scorsi che se la nuova legge sarà approvata - garantendo alle donne la possibilità di decidere se abortire o meno nelle prime 14 settimane - presenterà un ricorso alla Corte costituzionale. La legge attuale, che risale al 1985, non depenalizza l’aborto ma lo consente in tre casi: stupro o malformazione del feto (fino alla dodicesima settimana), rischio psicofisico per la madre (senza limiti di tempo). Quest’ultima disposizione è quella più applicata, nel 97 per cento dei circa 120mila aborti annui e a volte con gravi abusi, come le interruzioni praticate anche fino a sei-sette mesi.