Migliaia di morti? Non scherziamo, è impossibile

Mentre la Georgia cerca di fermare il conflitto che ha avventatamente scatenato e la Russia non ha alcuna intenzione di sospendere le operazioni prima di aver ottenuto risultati politico-militari significativi, si combatte anche una guerra di propaganda che la mancanza di informazioni attendibili e verificabili rende tragicomica.
La Russia sostiene che dall’inizio delle ostilità, lo scorso venerdì, i morti in Ossezia del Sud sono ormai oltre 2.000 e naturalmente tutti civili con passaporto russo. Se fosse vero, considerando che la popolazione dell’intera regione, vasta neanche 1.500 chilometri quadrati, conta circa 70.000 abitanti, vorrebbe dire che si sta verificando un massacro. E dato che i bombardamenti, aerei o d’artiglieria, provocano non meno di 3-5 feriti per ogni caduto, dovremmo pensare che un sesto della popolazione sia stato colpito... in appena tre giorni. Per fortuna, pur in mancanza di dati credibili, il bilancio, per quanto pesante, non è certo di tale entità.
Lo stesso vale per le vittime georgiane dei bombardamenti russi. A Tbilisi poi sostengono che Mosca ha inviato in Sud Ossezia almeno 6.000 soldati e altri 4.000 sono affluiti in Abkhazia, via mare. I generali russi sarebbero ben contenti di poter portare al fronte così tanti soldati in 48 ore. Ma queste capacità non esistono.
E che dire del bilancio degli scontri? Tbilisi dice di aver abbattuto 10 aerei da combattimento russi, Mosca ammette di averne persi 2. Ed è probabile che sia così.
In compenso Mosca si lamenta dei bombardamenti aerei indiscriminati condotti dall'aeronautica georgiana... peccato che Tbilisi abbia forse mezza dozzina di cacciabombardieri Su-25 in grado di volare e altrettanti elicotteri armati. Un po' poco per spianare una città.
Certo nessuno dei due contendenti usa il guanto di velluto, basta vedere le immagini dei lanciarazzi multipli, ai quali fanno ricorso soprattutto i russi, armi di saturazione d'area, non sistemi di precisione. E neanche i piloti degli aerei russi vanno per il sottile nella scelta dei bersagli e delle armi.
Ma fortunatamente quella in corso è ancora una guerra limitata, se non altro perché i russi non hanno in teatro le forze per condurre operazioni offensive su vasta scala. I contingenti presenti in Ossezia e in Abkhazia sono stati ridotti negli ultimi tempi ed erano configurati non come unità da combattimento di prima linea, ma come forze di peacekeeping... rinforzato, alla russa. Se il comandante della 58° Corpo d'Armata, che è stato ferito, avesse alla mano unità consistenti agguerrite e avesse ricevuto l'ordine dal Cremlino, oggi i suoi carri T-90 si troverebbero alla periferia di Tbilisi, che dista meno di 100 km da Tskhinvali. Ecco perché i russi si devono affidare ai cannoni e agli aerei per mettere in difficoltà i bene addestrati georgiani e per spaventare... il mondo.