Migliaia di tassisti a Roma:"Chi non salta Monti è"Ma poi il fronte si spacca

<strong><a href="/interni/licenze_taxi_accordo_lontano_decisione_scaricata_sindaci/18-01-2012/articolo-id=567449-page=0-comments=1" target="_blank">Sulle licenze accordo lontano</a></strong>: la decisione scaricata sui sindaci. Cori e slogan contro la riforma. I conducenti della capitale accusati dai colleghi napoletani: "Tiepidi"

Roma - Dentro Palazzo Chigi le trattative, fuori il clima plumbeo delle giornate nere. Giornata di freddo e furia per un migliaio di tassisti, che ieri a Roma hanno voluto vivere le ore fatidiche per il futuro della loro categoria e hanno cercato in tutti i modi di diventare protagonisti. In piazza conducenti romani e del resto d’Italia, ma soprattutto i napoletani che nelle ore precedenti al grande raduno romano avevano smobilitato il presidio durato giorni in piazza del Plebiscito, al centro del capoluogo campano, traslocando la loro rabbia per le strade della capitale. Rabbia che è esplosa come i tanti petardi portati da Napoli e hanno fatto da lugubre colonna sonora alla manifestazione.
Per ore i lavoratori e le loro auto bianche hanno fatto la spola tra il Circo Massimo, la capiente conca dove la protesta era stata indirizzata per minimizzare i problemi, e Palazzo Chigi, che di ora in ora è diventata l’epicentro delle proteste contro le liberalizzazioni minacciate da Monti. Qui centinaia di tassisti si sono installati sin dalla mattina, trasferendosi poi al Circo Massimo su richiesta dei loro rappresentanti per evitare che il clima diventasse troppo acre e ritornando nel tardo pomeriggio, molti a piedi dopo avere lasciato l’auto, per vivere l’incontro tra i loro rappresentati e gli esponenti del governo iniziato dopo le 18. Volevano far sentire al tavolo della trattativa la pressione psicologica della loro presenza, i lavoratori: e ci sono riusciti incessantemente con cori, slogan dedicati al presidente del Consiglio (sentiti: «Chi non salta Mario Monti è»; «Sapete solo rubare»; «Monti incompetente»), lanci di assordanti petardi e di fumogeni, con una rabbia e una violenza che hanno richiesto l’arrivo in forze di poliziotti in assetto antisommossa e trasformato per l’ennesima volta il centro di Roma in un’anticamera dell’inferno. «Ve bloccamo tutta Roma», la minaccia dei lavoratori, in parte mantenuta. Il tratto centrale di via del Corso è stato infatti più volte interrotto.
Toni accesi sin dalla mattinata, la furia di chi ha poco da perdere, voglia di ragionare poca. «Vi faremo la guerra», lo slogan più bellicoso. «Se tu liberalizzi, noi andiamo a rubare», si legge in uno dei cartelli. «Una licenza, un conducente, un salario, più territorialita», l’equazione che qualcuno ha elaborato su un altro. «Se liberalizzano sarà guerra civile - chiarisce il napoletano Umberto - soprattutto in una città come la nostra è impossibile. La legge potrebbe essere anche giusta, ma bisogna vedere dove e come applicarla. A Napoli siamo già in esubero: dovremmo essere 1600 e siamo 2400».
Ma il fronte non è compatto. Tutta la giornata è stata attraversata da un fil rouge di ostilità tra i tassisti napoletani e quelli romani, accusati dai primi di essere troppo tiepidi nella rivolta. I conducenti campani hanno fischiato e preso a calci e pugni le auto dei colleghi capitolini al lavoro non solo a largo Chigi. Al Circo Massimo un tassista romano che stava rilasciando un’intervista è stato aggredito verbalmente da un gruppetto di colleghi napoletani: «Siamo venuti da Napoli e abbiamo fermato le macchine! Dovevate fermarle pure voi!». Il romano ha reagito in modo colorito, spiegando poi: «Io prima aspetto l’esito dell’incontro con il governo e poi facciamo tutto quello che dobbiamo fare». Altri episodi simili alla stazione Termini, all’Eur, all’aeroporto di Fiumicino. «Ci dissociamo da alcuni spiacevoli episodi», l’imbarazzata presa di posizione di Loreno Bittarelli, presidente di Uritaxi e storico leader dei tassisti romani, e il segretario di Ciisa Taxi, Alessandro Atzeni. E in serata, davanti a Palazzo Chigi, scoppia anche la rissa. Calci e pugni tra colleghi al termine di una giornata da dimenticare.