Un migliaio di bambini islamici non frequenta la scuola

Augusto Pozzoli

L’integrazione degli studenti islamici è un’impresa difficile, ma non impossibile. «Basti guardare al gruppo delle otto ragazze che lo scorso anno si erano iscritte all’Istituto Agnesi dove era prevista una classe per il loro inserimento – afferma Pietro Farneti, il presidente dell’associazione Risvegli che da anni collabora per trovare una via d’uscita alla scuola di via Quaranta –. Bocciato quel progetto dal Miur, hanno seguito un corso finanziato dal Fondo sociale europeo, a giugno hanno affrontato e superato gli esami di idoneità alla seconda classe del liceo linguistico e ora continueranno gli studi in diversi istituti milanesi. Iscritti come tutti. È la prova che quel che serve è un’iniziativa di accompagnamento a inserirsi nella scuola, e non la creazione di classi ghetto». Il progetto avviato lo scorso anno, dunque, non può dirsi fallimentare: le ragazze islamiche, adeguatamente seguite, hanno raggiunto un traguardo che va bene a tutti. Per i responsabili di via Quaranta, sarà comunque un’impresa mettersi in regola coi programmi nazionali: «Si tratta di difficoltà obiettive – ribatte Farneti – perché si ha a che fare con persone che non hanno strumenti né economici, né culturali per realizzare il progetto di scuola paritaria che pure accetterebbero. Un esempio: abbiamo organizzato in via Quaranta un corso di italiano per una sessantina di adulti egiziani e ci siamo resi conto che il loro livello è assai modesto, perché alcuni di loro erano del tutto analfabeti. Una comunità povera sotto tutti i punti di vista, che non so come potrebbero realizzare un’impresa come quella prevista. Finora fanno quello che possono, e non ci sono solo i minori che frequentano via Quaranta, che comunque alla fine dell’anno sostengono gli esami nella vicina scuola statale e si mettono in regola, ma bisogna pensare anche a quelli che vengono tenuti a casa senza alcuna forma di istruzione». Per il presidente di «Risvegli», «sono almeno un migliaio i ragazzi in queste condizioni: il problema, insomma, ha dimensioni ben più preoccupanti della scuola illegittima. Un problema per cui serve un intervento istituzionale ben più energico e consistente, che ancora mi pare manchi».
Dal canto suo, l’assessore comunale all’Educazione Bruno Simini continua la sua opera per avviare a soluzione definitiva il problema e ribadisce il suo punto di vista: «Anche il sindaco Gabriele Albertini - sottolinea - si è pubblicamente espresso in perfetta sintonia con quello che vado proponendo: i bambini e i ragazzi di via Quaranta sono in una situazione di illegittimità inaccettabile, i responsabili della scuola mi hanno comunque scritto di essere disponibili a costruire un progetto di istituto paritario, insomma un sistema di istruzione come tutte le scuole italiane. Quando saranno pronti, il Comune è disponibile a mettere a disposizione una sede in cui ospitarli a un canone d’affitto consono, come per qualsiasi altra iniziativa scolastica. Resta la mia denuncia per inadempienza scolastica nei confronti dei genitori degli allievi, e se la situazione non verrà sanata entro aprile, non resterà che intervenire perché cessi lo stato di illegittimità».