La migliore amica di Maria Teresa: «Era sparita già da lunedì»

Grande entusiasmo per l'arrivo del federalismo fiscale a lungo agognato. Ma siamo sicuri che a Milano convenga così com'è? Qualche dubbio è lecito se proviamo a ragionare un po' di più con la testa e meno con la pancia. Infatti, data la sua specificità economica sociale urbanistica e quindi anche culturale, Milano, messa nel mucchio delle nove "città metropolitane", non avrà ciò che davvero le serve per svolgere al meglio la sua funzione nel Paese. Gli stessi milanesi - benché da anni ne scrivano e ne dibattano urbanisti e sociologi, dai Bonomi ai Martinotti - non rivendicano, perché non ne sono consapevoli, questa specificità.
Che è diversa ma equivalente a quella di Roma Capitale che, come tale, dal federalismo fiscale ottiene invece subito molti e ulteriori privilegi, finanziari e normativi, in aggiunta a quelli di cui già gode. "Città regione", "città infinita" sono le espressioni spesso utilizzate per definire la vera area metropolitana milanese: estensione produttiva sociale e urbana di cui nessuno riesce a fissare confini certi, anche per effetto dell'altissimo grado di mobilità al suo interno. Per cui, ad esempio, la Milano "amministrativa" o "anagrafica" è quella di chi dorme in città mentre durante il giorno, la Milano di chi la "usa", ha una popolazione almeno doppia per effetto dell'intenso pendolarismo alimentato da un popoloso, vasto e indeterminato entroterra. Per Milano, insomma, andrebbe studiato uno status particolare, adeguato alla sua specificità.
Avrebbero dovuto farlo i milanesi, i loro amministratori. Non è stato fatto, forse perché non si vuole riconoscere e rivendicare questa specificità. Perciò se per Roma lo statuto speciale di Capitale, con i relativi privilegi vige da subito, per Milano non prima di due anni arriverà la "città metropolitana". Come per Reggio Calabria. Spero che si vorrà riconoscere qualche differenza fra queste città. Oggi la competizione globale più che tra realtà statali si gioca fra grandi aree urbane. Trattare Milano come Bari e non come Shangai o Los Angeles, significa voler lasciare solo a Roma, che già ha il vantaggio di altre forti attrattività, la reale possibilità di competere. La verità è che questo federalismo, sembra fatto più per Varese e Comerio che per Milano.