MIGONE E MARZOCCA Libere improvvisazioni sul Don Chisciotte

Sul palcoscenico del Ciak, dal 10 al 22 aprile i due comici di Zelig interpretano Cervantes tra cabaret e prosa. Con loro Francesca Censi

Prendete due comici di Zelig e un classico della letteratura. Paolo Migone, Marco Marzocca e il «Don Chisciotte» di Cervantes. Mettete i due attori su un palcoscenico, il primo nei panni dell'eroe visionario, il secondo in quelli del fido scudiero Sancho Panza. Il risultato, la commedia «Don Chisciotte senza esagerare», è l'esatto opposto di quello che vi immaginate. «Non è cabaret, ma nemmeno prosa - spiega la regista Laura Cantarelli -. Non uno spettacolo basato sulla battuta ma nemmeno “chiuso”. Piuttosto uno spettacolo “aperto”, in cui il testo è un canovaccio, un punto di partenza sul quale i due attori improvvisano, creando una magia scenica e una fortissima energia vitale, che il pubblico avverte».
Sul palcoscenico del Teatro Ciak dal 10 al 22 aprile (ore 21, tel: 02-76110093), accanto ai due comici ci sarà Francesca Censi, attrice di prosa. Non a caso è l'unica ad avere una parte scritta «tradizionale» («tutte le sere mi devo sintonizzare con i miei due imprevedibili compagni, è molto emozionante»). La Censi interpreta le paure, reali e irreali, dei due protagonisti. Che invece riempiono la scena per un'ora e mezza con quello che Migone, autore del testo («l'avevo in mente da 15 anni»), definisce «uno spaccato dell'immenso viaggio di Don Chisciotte nella Mancia, in cui si parla di amicizia, amore, odio, follia. Uno spettacolo surreale in cui si ride». E che il suo fido compagno Marzocca dipinge come una «metafora della vita, perché qui è rappresentato il dualismo della natura umana: il basso e l'alto, la concretezza e il sogno, ben rappresentati da me e da Migone». Un «work in progress» che tiene conto solo di alcuni passaggi di Cervantes e che ogni sera cambia, arricchendosi e nutrendosi delle intuizioni del duo.
Sullo sfondo, le scene molto «teatrali» di Alessandro Bassani e la musica di Bach, che Migone ascolta «dall'età di tre anni». Al centro, loro, la coppia inedita dalla sintonia perfetta, che si compensa benissimo sul palco come nella vita. Migone l'eroe folle e visionario pazzo di Dulcinea, eterno emblema dell'amore, e Marzocca il servitore «terra terra». Migone, più colto («Cervantes l'ho letto tutto»), più sognatore (come quando fa il Don Chisciotte), con un passato di teatro «vero» alle spalle («anche se mi stavo per laureare in agronomia»). E il più concreto Marzocca (chiamato dall'amico, che lo considera un Sancho Panza perfetto), ex farmacista (è ancora scritto sulla sua carta d'identità alla voce professione), arrivato per caso in tv («Con Serena Dandini») per approdare alla fiction («Raccontami» e «Distretto di Polizia»).
Non solo comicità, dunque, perché nello spettacolo, ci sono colpi di teatro, passaggi lirici e commoventi, momenti di meta-teatro, e un finale a sorpresa. E poi piccole incursioni nella vita reale, fondamentali per Migone, convinto che se Don Chisciotte vivesse nel nostro secolo sarebbe come Beppe Grillo («O come è stato Carmelo Bene»): libero e controcorrente.
Da settembre il nuovo duo potrebbe ritornare nei panni di due barboni («un nobile decaduto e un poveraccio») in Zelig. Per il resto, le strade dei due comici si divideranno. Anche se entrambi stanno lavorando alla sceneggiatura di un film - surreale per Migone, comico, con Lillo e Greg per Marzocca -. Quest'ultimo infatti rimarrà fedele alla fiction, mentre Migone (che la trova «banale») ha intenzione di portarsi dietro per tutta la vita il personaggio Don Chisciotte: «Dovrà diventare il “mio” spettacolo. Lo farò, a costo di perderci dei soldi».