Miguel Bosè ritorna a colpi di duetti

Il cd Papito esce venerdì «Ho ricantato i miei brani» Tra gli ospiti Mina, Pausini, Shakira e Ricky Martin

da Milano

Bentornato Miguel Bosè, o bisogna chiamarla Papito?
«No, Papito è il titolo del mio cd e anche il soprannome scherzoso - in Spagna si dice dolcemente “papito” per significare “ehi tu” - con cui mi chiamano gli artisti che qui cantano con me».
Come Mina.
«In realtà Agua y sal l’abbiamo incisa separatamente».
Allora come Laura Pausini.
«Ecco lei ha una voce straordinaria e la sua voce è come sapete tutti: fantastica. Alla fine mi sono commosso tanto era intensa, tanto più che Te amarè è uno dei mie brani più importanti della mia carriera».
Ma che bella la carriera di Miguel Bosè. Da ragazzo è stato l’idolo delle ragazzine, poi a metà degli anni Ottanta è cresciuto, misterioso e levantino, e ha alzato i toni: dischi incalzanti come Bandido, ruoli provocatori come il Femme letal di Tacchi a spillo diretto da Almodóvar, concerti di coraggio puro come quelli di Girados con Anna Torroja. E adesso.
A Miguel Bosè è riuscita un’impresa unica al mondo: nel cd Papito, in uscita l’11, ha cantato le canzoni del suo repertorio (molte inedite in Italia) con il Pantheon del pop, da Shakira a Michael Stype dei Rem, da Ricky Martin a Juanes confezionando un disco di delicata bellezza e, c’è da scommetterci, di robusto successo. Lui, che ha i capelli ingrigiti ma non dimostra 51 anni e nemmeno quaranta, ha i toni regali, svelti e intelligenti di chi ne ha viste tante e, non potendone fare a meno, ha voglia di vederne di più. Ah, la curiosità, quello è il vero motore della musica.
Miguel Bosè, lei per molti in Italia è ancora il ragazzino di Te amarè o Bravo muchachos. Non sarà facile convincerli di quanto sia cambiato.
«L’Italia è un paese che ama le formule. Prendi Alberto Sordi, sempre fedele a se stesso. Ho recitato con lui nell’Avaro di Molière e, anche se lo vedevo lì con il parruccone, era sempre il personaggio che tutti si aspettavano. È difficile cambiare. Quando ho inciso il disco Bandido, sono uscito dalla mia formula e ho perso il pubblico italiano, ma solo quello, nel resto del mondo no».
Forse per distanziarsi dai cliché ha recitato in molti film.
«Ma non mi sono mai sentito di far parte del cinema. Quello non è il mio mondo, ci sono troppi tempi morti, troppa attesa. Nel cinema ti pagano per aspettare, io invece voglio correre».
Perciò niente più copioni.
«Però appena l’ho deciso hanno iniziato ad arrivarmi copioni su copioni. E vedrai che, appena mi vedono libero, Almodóvar o Iañarritu mi vengono a cercare».
Per ora c’è il disco e un tour mondiale.
«Sul palco non ballerò più, ma il pubblico può scegliersi i brani. Abbiamo già iniziato la selezione e alla fine sono rimasti 41 titoli sui quali sul sito www.miguelbose.com si potrà fare la scelta finale concerto per concerto».
Un giro del mondo che è partito sabato sera dalle Asturie.
«E spero di arrivare presto in Italia. Tra noi non sarà una riconciliazione perché non abbiamo mai litigato. Ci siamo solo separati per un po’».