Miguel Bosè: "Torno dal vivo. E poi lancio il Live Aid latino"

Mercoledì al Datch Forum di Milano il suo primo concerto dopo 13 anni. E il 7 uscirà il cd e dvd "Papitour"

Milano - Bentornato Miguel Bosè, lei ha tenuto compagnia a due generazioni di italiani eppure sono tredici anni che non canta qui in Italia.
«E infatti sono nervosissimo al solo pensiero».

Ma come, lei è ormai uno del mestiere.
«Quello di dopodomani al DatchForum di Milano Assago sarà il 116º concerto che faccio dopo la pubblicazione del mio cd Papito. Eppure mi sembra il primo: l’Italia è pur sempre una parte importante del mio sangue e della mia carriera».

Però a metà anni ’80 i discografici italiani l’hanno praticamente scaricata. Magari stavolta la verranno a vedere dal vivo.
«Ma io non li ho invitati. Mi sa che dovranno pagarsi il biglietto».

Accidenti com’è determinato Miguel Bosè. Alto ed elegante, si è fatto crescere un paio di baffetti che gli affilano il sorriso e, chissà come, rendono più pungenti le sue risposte. Ha 51 anni e non li dimostra, fila dritto sulla strada del successo con la grinta di chi l’aveva perso per un pezzo e ora se lo ritrova più luminoso di prima. Il suo ultimo cd Papito, che è la rivisitazione in duetto di tante sue canzoni famose, ha venduto ben più di un milione di copie nel mondo, è stato sei settimane in testa alla classifica in Italia e, diciamolo, è un signor disco che mescola arrangiamenti stilosi e brani fatti apposta per rimanere nell’animo. E tra pochi giorni uscirà Papitour, cd e dvd che sono il resoconto di un concerto che in una sera soltanto ha raccolto tanti pezzi della sua vita: le sue canzoni più belle (da Te amarè a Si tu no vuelves), la Madrid della sua gioventù e la Plaza de Toros dove suo padre Luis Dominguín, il re dei toreri, ispirò Un’estate pericolosa di Hemingway. Concerto strepitoso, peraltro (e bisognava vedere quant’era soddisfatto il pubblico all’uscita).

Però chi l’avrebbe detto: lei sembrava imprigionato nel passato e invece eccola qui.
«Neppure io avrei scommesso cento lire su questi risultati».

S’è pure guadagnato una mitragliata di nomination agli ultimi Grammy latini.
«Ma poi ha trionfato Luis Guerra».

Ha vinto anche la Pausini.
«Che duetterà con me al DatchForum in Te amarè, come sul disco. In questi anni lei ha fatto un lavoro bellissimo in giro per il mondo: ormai in America la considerano più latina di me».

Ci sarà solo lei oppure è atteso qualche altro ospite?
«Di sicuro ci sarà una sorpresa».

Magari Julieta Venegas o Juanes. Oppure Ricky Martin.
«Lui me lo ricordo bene da ragazzino, veniva ai miei concerti. E ci veniva anche Shakira fin da bambina, accompagnata dai suoi genitori, era piccina e grassottella. Poi un giorno mi ha fatto vedere un disco dicendomi: “Finalmente ne ho inciso uno anch’io”. Lì per lì ho tremato, ma poi l’ho ascoltato ed era bellissimo».

Pensi un po’, lei aveva 20 anni quando ha avuto il primo successo in Spagna con il brano Linda (cover di un pezzo dei Pooh). Adesso, come a Madrid, canta con sua nipote Bimba Bosè, che tra l’altro le assomiglia moltissimo.
«Lei è la discendenza che io non ho mai voluto avere perché in fondo sono un codardo. Però mi sono ritrovato una nipote che è praticamente uguale a me e sembra mia figlia. Adesso è a New York a incidere un album con il suo gruppo Cabriolets».

Piccole stelle crescono.
«E io me ne intendo. Sono in questo giro da trent’anni e ho creato la colonna sonora di qualche generazione».

Adesso lei potrebbe tornare al cinema. Tra l’altro il suo ruolo in Tacchi a spillo di Almodóvar è rimasto nella storia.
«Ma quello non è il mio mestiere: per me è difficile esprimere stati d’animo a comando».

E allora?
«Continuo il tour fino a novembre. E intanto, insieme con Gabriel Garcia Marquez, organizzo una sorta di Live Aid latino americano, un ping pong televisivo tra Messico e Spagna. Ci saranno U2, Rem, Coldplay e Shakira. Oltre agli artisti italiani. Io ho invitato Eros Ramazzotti, Tiziano ferro e naturalmente Laura Pausini».

Potrebbe duettare con lei anche al prossimo Festival di Sanremo.
«Oppure andarci da solo, cosa che naturalmente sarebbe molto possibile».