Miguel Gómez Loza

Nato nel 1888 a Tepatitlán, nello Stato messicano di Jalisco, era figlio di un contadino che lo lasciò presto orfano. Figlio unico di madre vedova, studiò con sacrifici e tenacia, riuscendo a laurearsi in Giurisprudenza all’università di Guadalajara. Il suo cattolicesimo era di ferro e fin da ragazzo lo portò nelle file dell’Associazione Cattolica della Gioventù Messicana, a divulgare la dottrina sociale della Chiesa. Divenuto avvocato, abbracciò la causa dei poveracci e dei peones: quando c’era da prendere posizione contro l’arroganza e la prepotenza, nulla lo fermava. Ma il governo massonico-leninista aveva dichiarato guerra al cristianesimo. Il Loza collezionò ben cinquantanove arresti e un numero imprecisato di “avvertimenti” a mano. Dal 1922 era sposato con María Guadalupe Sánchez Barragán, che gli aveva dato tre figli. Quando la persecuzione di Stato si fece aperta, aderì alla Lega per la difesa della libertà religiosa, che promuoveva il boicottaggio dei prodotti statali (tabacco, merci, conti bancari, ferrovie). Il governo reagì a mano armata e fu l’insurrezione. La guerra dei cattolici cristeros (com’erano sprezzantemente chiamati), sulle prime riuscì a strappare ai federali vasti territori. Tra i quali, quello di Jalisco, di cui il Loza fu chiamato ad assumere il governatorato. Ma, abbandonati da tutti (perfino dalla Croce rossa), i cattolici finirono col soccombere (anche perché gli Usa appoggiavano il governo messicano). Il Loza, arrestato, venne fucilato ad Atotonilco el Alto nel 1928. Un anno dopo, su richiesta dei vescovi, i cristeros deponevano le armi.