Mike: «I quiz fanno divertire ma alle vincite va messo un tetto»

Non c’è bisogno di ricordare che lui è il re dei quiz, il maestro indiscusso dei giochini televisivi. Come non interpellare Mike Bongiorno sulle critiche rivolte da Veltroni ai «programmi che dispensano milioni senza saper far nulla». Anche se - è il primo lui a ricordarlo - «nelle mie trasmissioni bisognava essere sempre molto preparati, non si regalavano soldi a chiunque».
Mike, ma i quiz di oggi diffondono un messaggio negativo?
«Secondo me, si deve distinguere tra i giochi dove si vince veramente tanto dagli altri. Io non ho nulla di male contro trasmissioni e premi come l’Enalotto: la gente si diverte, si distrae. Nei momenti di crisi, come in tutti gli altri, c’è anche bisogno di allegria. Però trovo che non sia giusto vincere somme enormi solo con la fortuna».
Quindi Veltroni non ha tutti i torti secondo lei?
«Io penso solo che la grande battaglia tra i colossi televisivi ha portato al rialzo e, nell’euforia generale, non si è badato più a spese».
Quindi che cosa suggerisce?
«Di stabilire dei tetti ai premi. Come feci io negli anni ’70 e ’80 quando si vissero dei periodi di crisi: oltre una certa cifra di vincita non si poteva andare. Mi sembra proprio buona l’idea del direttore di Canale 5 di mettere in palio buoni per la spesa e di abbassare il montepremi del Grande Fratello».
Ma al pubblico piacerebbe ancora seguire i giochi? Il fascino viene dato anche dalla possibilità di vincite alte...
«Secondo me sì, attirano anche altri ingredienti del programma: la voglia di svago, di divertirsi, la gente scommette anche pochi euro sui cavalli».
Nei suoi quiz che hanno fatto la storia della televisione italiana, da «Lascia o raddoppia?» in avanti, bisognava essere super preparati...
«Tre quarti dei concorrenti che vedo nei programmi di oggi non hanno le conoscenze che avevano quelli che partecipavano ai miei. Ma i tempi, si sa, sono cambiati. Bisognerebbe tornare alla severità di una volta».