Il Mil chiede giustizia a Pericu per l’ignoranza di Gerry Scotti

Nel programma «Chi vuol essere milionario» una domanda errata sulla storia di Genova

Rino Di Stefano

Le autorità genovesi sono avvisate: attenzione, perché in tutta Italia c’è una tremenda ignoranza sulla storia di Genova. Il grido d’allarme, che è giunto sotto forma di un esposto, è firmato dal Movimento Indipendentista Ligure, altrimenti noto come Mil, ed è finito sui tavoli del sindaco Giuseppe Pericu, del presidente della Provincia di Genova Alessandro Repetto e del presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando.
La «clamorosa ignoranza storica» di cui si parla è stata resa nota nientemeno che dal buon Gerry Scotti, conduttore del programma televisivo «Chi vuole essere milionario» su Canale 5, che lunedì scorso alle 19,30 pare abbia avuto l’impudenza di rivolgere al concorrente di turno la seguente domanda:
Qual è stato l’episodio storico che non si è mai verificato:
1) le 4 giornate di Napoli
2) le 5 giornate di Milano
3) le 7 giornate di Genova
4) le 10 giornate di Brescia
Il concorrente, dopo averci pensato un po’, ha risposto senza esitazione: «Le 7 giornate di Genova». E Gerry Scotti ha accettato la risposta per buona, aggiungendo che «Genova ha avuto qualche moto insurrezionale, ma non le 7 giornate».
Non l’avesse mai fatto... Il Mil, che come ben sappiamo è sempre pronto a lanciare i propri strali contro chiunque osi parlar male di Genova e dei genovesi, ma anche contro chi dimostra una crassa ignoranza su quella che fu la storia di Genova, immediatamente ha preso carta e penna e ha scritto ai responsabili degli enti pubblici sopracitati denunciando l’incredibile scandalo.
«Questo episodio dimostra quanto sia diffusa l’ignoranza della storia genovese - scrivono Vincenzo Matteucci e Franco Bampi, rispettivamente presidente e segretario del Mil - Da tempo il Mil, e non solo lui, si batte per far conoscere a tutti che Genova ebbe le sue 10 tragiche giornate dal primo al 10 aprile del 1849 quando venne bombardata e messa al sacco da parte dei bersaglieri di La Marmora. Certo che le giornate furono 10 e non 7, ma il suggerimento implicito nella domanda e reso esplicito dalla dichiarazione di Gerry Scotti è che Genova non è mai stata protagonista di nessuna giornata!».
Da qui l’intervento nei riguardi di Pericu, Repetto e Burlando chiedendo che in qualche modo costringano Gerry Scotti a fare ammenda e a studiarsi un po’ di storia genovese. «Per questo ci rivolgiamo a voi - insiste il Mil - perché interveniate subito ristabilendo la verità storica. Ed oggi avete a disposizione una formidabile occasione. Visto che la Banca d’Italia ha sbloccato l’enorme “Tesoro dei Savoia”, costituito dai gioielli della corona acquistati, probabilmente, anche coi soldi del Sacco di genova, fate immediatamente la richiesta che tale tesoro venga assegnato alla città di Genova. Sarebbe il miglior segno tangibile a memoria dell’infamia che i nostri predecessori dovettero subire per mano savoina e che fu ed è deliberatamente nascosta dai libri di storia, come l’episodio citato prova ampiamente».
Non sappiamo ancora come reagiranno Pericu, Repetto e Burlando alla richiesta del Mil, ma tutto lascia supporre che questa proposta verrà presa assai poco sul serio. C’è infatti il sospetto che il Mil stia in qualche modo prendendo esempio da Gheddafi che, vista la bonarietà italiana in campo diplomatico, da qualche tempo si è messo in testa di incassare qualche soldo extra rivendicando i danni per l’invasione subìta dalla Libia nel 1911 da parte delle truppe italiane. Il progetto, nella sua semplicità, è chiarissimo: il rais chiede pensando che, a furia di battere cassa, qualcosa otterrà. E il Mil cerca di fare altrettanto.
Ma con quale faccia Pericu e colleghi possono presentarsi davanti al governo rivendicando i danni fatti dai Savoia a Genova nel 1849?
Scherzi a parte, è sacrosanto che quanto accadde in quei dieci giorni di aprile del 1849 fu una delle pagine più vergognose dei Savoia e una delle più sanguinose per Genova. Vecchi, donne e bambini subirono la furia della soldataglia diventando vittime innocenti di un re, Vittorio Emanuele II, che tutto poteva essere tranne che galantuomo. Ma quelle stragi pianificate a tavolino sono ormai un ricordo della storia. Pensare di farle diventare un buono da poter riscuotere oggi non è soltanto ingenuo, ma anche oggettivamente assurdo. E lo sa anche il Mil, nonostante i suoi proclami.