Milan, 3 nomi per ricominciare Ronaldinho, Kakà e Ronaldo

La squadra va rigenerata e la società non ha gradito le ultime scelte di Ancelotti. Dida ancora infortunato: fermo un mese. Costacurta: "Chiudo a giugno". Il Fenomeno sorprende i medici: pronti a mandarlo in panchina ad Ascoli

Miserie e splendori di una squadra di calcio, il Milan. Le miserie provengono direttamente dall’estate truffaldina di «calciopoli» e si estendono ai confini della semifinale di coppa Italia conclusa, nella notte dell’Olimpico, con una figuraccia. Mai vista la Roma scherzare con i resti di una famosa armata calcistica. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti e si colgono anche da notizie di apparente contorno. Alessandro Costacurta, 40 anni tondi tondi, per esempio, che ha a cuore la propria dignità di grande combattente del pallone, coglie l’occasione di un viaggio a Treviso per annunciare che questo «sarà di sicuro il mio ultimo anno da calciatore, poi starò di più con mio figlio e la mia famiglia» in attesa di conseguire il patentino da allenatore ed entrare nei ranghi tecnici rossoneri. Sembra una conseguenza diretta della sua perfomance contro la Roma, resa ancora più precaria dall’altro sfondone di Cafu (rigore provocato su Mancini e parato da Dida): si può sfidare tutto, nello sport, tranne che la carta d’identità ed è questo uno dei conti che non tornano più a Milanello.
Le altre miserie appartengono d’ufficio alle discutibili scelte dell’allenatore Carlo Ancelotti, per niente gradite dalla società: cambi in corsa di modulo tattico (4-4-2 che non funziona neanche sotto tortura), ricorso ai soliti noti con alcuni giovani esponenti della rosa lasciati ai margini (Gourcuff il primo della lista, il francese taciturno e isolato, seguito poi dall’argentino Grimi) pure nell’occasione della semifinale di ritorno orientata già dal 2 a 2 dell’andata e perciò improbabile da raddrizzare, lanciando nella mischia giocatori alle prese con piccoli acciacchi muscolari (il caso di Inzaghi: «Te la senti?» chiede l’allenatore, «Sì» risponde l’interessato accomodandosi in panchina). Perché oltre a superPippo (stiramento a una vecchia cicatrice del flessore), il Milan perde anche per un mese almeno il portiere Dida, caduto rovinosamente su Mancini ai primi minuti: la capsula della spalla destra non è rotta, danneggiati un paio di legamenti e un muscolo sottoscapolare (oggi il consulto con uno specialista). Tempestivo il ricorso al mercato con l’arrivo di Storari dal Messina, costretto a debuttare domenica ad Ascoli (con lui convocato come terzo portiere Facchin della primavera). In via Turati c’è qualcuno ancora sveglio.
Se la striscia degli infortuni continua a martellare il Milan, non è solo una questione di sfortuna. C’è dell’altro: le insicurezze complessive del gruppo minano il noto carattere dei berlusconiani, i pensieri extra (il rinnovo del contratto per il portiere brasiliano) insieme con lo scarso profilo agonistico di un gruppo nel quale lotta un gladiatore isolato (Gattuso che ieri ha rinnovato il contratto fino al 2011) sono alla base di altri deficit. E sul fronte della condizione fisica bisogna aggiungere che pochi risultano rifioriti dalla preparazione di Malta (Pirlo e Jankulovski). Infine c’è un mistero Kakà da svelare: cosa succede al diamante della real casa? È vero, ha avuto un dolore alla pianta del piede che l’ha tormentato ma nel frattempo non si colgono prestazioni incoraggianti. A questo punto, persa la coppa Italia e la golosa possibilità di disputare altri due derby (meglio così, scherzano alcuni tifosi sul blog, abbiamo evitato altre due bastonate), al Milan non restano che la rincorsa al quarto posto e la Champions league per salvare la stagione e valorizzare l’investimento di gennaio.
Gli splendori sono tutti riferiti a Ronaldo e alla sua sorprendente risposta fisica dinanzi alle prime sollecitazioni milaniste. «Mi hanno accolto benissimo, i dirigenti hanno chiesto un parere ai giocatori sul mio arrivo e tutti hanno risposto in modo positivo» confessa a Rede Globo il brasiliano che pensa naturalmente ai gol («ne voglio fare tanti con il Milan») e alla nazionale verdeoro («tornerò sul gradino più alto partendo dal più basso battendo anche la sfortuna: l’ho fatto già tante volte in vita mia»). Dimenticato il Real («qualcuno non mi voleva far più giocare») e Capello. Sorpreso da Ronaldo JP Meesserman, il coordinatore di milanlab. «Pensavo impiegasse più tempo a entrare in forma» ammette. Oggi la presentazione con la maglia rossonera e l’annuncio della sua partenza per Ascoli insieme con la squadra. «I muscoli rispondono in modo adeguato» garantiscono fisioterapisti e preparatori. Ma si tratta comunque di un rischio, la conferma delle difficoltà vissute dal Milan. Che è alla ricerca di un santo protettore, di un guaritore. E invece Ronaldo può aiutare il Milan se entra in una squadra lanciata come un treno in corsa, in salute. E non il contrario. Oggi Ronaldo più Kakà posson bastare. Domani ci penserà magari Ronaldinho.