Milan, 40 milioni e l’ultima scommessa

Franco Ordine

da Milano

«Chi crede, chi crede veramente, può diventare anche re». La massima firmata Casanova, e un tempo, maggio del 1994, passata al Milan in partenza per la finale di Atene senza Baresi e Costacurta, squalificati, contro Romario e Stoichkov funzionò da propellente per preparare una memorabile finale. Ripetuta da Silvio Berlusconi, in quelle ore al Senato per incassare la fiducia del suo primo governo, contagiò la psicologia di una squadra giunta all’appuntamento cruciale col Barcellona di Cruyff in grande debito, di ossigeno e di fiducia. Nella testa di Adriano Galliani, martedì sera, fischiata la prima sfida con quella coltellata di Ronaldinho e Giuly nel fianco, dev’essere scattato il ricordo di quell’episodio. E il vice Berlusconi è partito alla volta di una campagna di convincimento che non ha riguardato solo lo spogliatoio rossonero. Nell’intima cerimonia di commiato di dirigenti e calciatori del Barça, ha rivolto la stessa frase anche ai rivali, esausti ma felici per il risultato ottenuto. «Aspettate a prenotare il volo per Parigi» la frase civetta fatta galleggiare sul bon ton e sulle sincere congratulazioni. «Non è un ottimismo di facciata, è convinzione allo stato puro, ne ho parlato anche con il presidente Berlusconi»: Adriano Galliani, il mattino dopo ha continuato a battere sul tasto perché ci crede e perché, forse, l’ufficializzazione dell’accordo da 40 milioni in quattro anni con il nuovo sponsor Betandwin aiuta ad essere ottimisti.
Per cui, tutti a Barcellona per ribaltare il risultato e via a una specie di martellamento mediatico che nei prossimi giorni coinvolgerà anche milanchannel: saranno scelti clip speciali e precedenti didascalici in materia (il 26 settembre del 2000, il 2 a 0 al Camp Nou con il Milan di Zaccheroni, Coco e Bierhoff i realizzatori nella circostanza, dall’altra parte l’hombre del partido era Rivaldo, ndr). «Parlerò anche ai giocatori uno per uno» è la promessa fatta da Galliani che un tempo utilizzo persino un paio di dvd per cementare la convinzione dei suoi.
«In casa o fuori è la stessa cosa», insiste Galliani che sull’argomento risulta in sintonia perfetta con Ancelotti, capace di trovare anche la spiegazione psicologica della prossima resa dei conti, «giocheremo a briglia sciolta». L’ultimo Milan ha sempre fatto centro in casa, e in Champions league ha perso martedì notte la prima sfida della stagione. Fuori casa ha sfiorato il successo a Monaco di Baviera contro il Bayern, e a Lione ha vinto a mani basse solo a Istanbul ma contro il Fenerbahce che non è certo il Barcellona. «Non voglio dare alibi a tecnico e giocatori, l’assenza di Inzaghi non conta» la spiegazione fornita dodici ore dopo i rimpianti e i rimorsi per la serie, consistente, di occasioni consumate dall’attacco celebre. Prima Gilardino e poi Sheva, prima Kakà e poi Ambrosini nel finale gli autori degli errori di mira. «Quel che è certo è che non siamo inferiori al Barcellona e per un’ora anzi abbiamo marcato un’evidente superiorità. Comunque dovesse finire, resteremmo al primo posto nel ranking Uefa»: come motivatore Galliani non ha alcunché da invidiare al suo grande maestro, il presidente Berlusconi, apparso e poi scomparso a San Siro, «non c’è nessun giallo e neanche nessun legame con le vicende del Milan», le uniche frasi destinate all’episodio.
La rimonta a Barcellona resta allora l’argomento del giorno in casa Milan, in disparte ogni calcolo prematuro sull’inseguimento alla Juve, preso in scarsa considerazione. «Non basta fare proclami per vincere uno scudetto» la sua stilettata a chi razzola malissimo parlando invece benissimo, per le orecchie dei propri supporter. Le uniche certezze sono legate perciò alle scelte fondamentali di mercato futuro. «Ancelotti è l’unica certezza, niente Ronaldo, i nostri quattro attaccanti saranno gli stessi di oggi» è il piano predisposto. Che al Camp Nou non subirà scossoni.