Al Milan adesso Gila tutto bene. Basta un gol per sbancare Reggio

Il centravanti torna titolare e segna un’altra rete pesante, dopo quella di Udine. Pato e Kakà in ombra, i rossoneri vedono la zona Champions

Reggio Calabria - Signori, in carrozza. Il Milan riprende posto sul treno che può portarlo alla rincorsa del quarto posto e si rimette in viaggio, destinazione Firenze, crocevia del duello rusticano di domenica sera. Il secondo dei recuperi finisce in maniera completamente diversa rispetto a Bergamo: lì una prova scialba e sciatta e una deludente sconfitta, qui a Reggio un prezioso successo, firmato Gilardino. Con i tre punti di ieri sera, il Milan scavalca la Samp e si porta a 3 lunghezze dall’Udinese: la rincorsa continua. Può esser soddisfatto anche il più discusso dei suoi giovani attaccanti, Alberto Gilardino. È suo il sigillo che decide la sfida e che orienta già da metà del primo tempo il risultato. Forse è merito della concorrenza di Pato, forse è merito del talento balistico di Pirlo, forse è merito della disattenzione della difesa calabrese: di sicuro c’è il nono sigillo stagionale di Gilardino. Decisivo al pari di quello maturato nel gran finale a Udine. Non è vero che firma solo gol di contorno, come olio e aceto per l’insalata. No. Ci sono anche le proteine per la rincorsa del Milan che riprende e che probabilmente si concluderà soltanto tra qualche mese, alla fine di aprile.

Gilardino è la nota lieta della serata milanista che continua a sbagliare troppi gol, come gli succede con il Genoa, e come gli succede da troppo tempo. Fuori casa Pato si inceppa, Kakà viene sottoposto a un particolare controllo, alla marcatura a uomo per capirsi, ma non sono soltanto questi i motivi che possono spiegare lo striminzito 1-0 di Reggio Calabria. Le prodezze di Campagnolo, la traversa di Pirlo e qualche imprecisione dalla media distanza sono una spiegazione solenne del risicato vantaggio. Mai messo in discussione dalla generosa Reggina, incapace però di graffiare e di lasciare il segno sulla pelle viva del Milan.

I campioni del mondo fanno quasi tutto bene. Devono migliorare la mira, come già detto, ma possono bearsi di alcune scelte coraggiose che si celano dietro lo schieramento di ieri. Carlo Ancelotti, troppo spesso vittima di un luogo comune, viene presentato come un «signorsì», molto sensibile ai voleri della società e ai voleri del suo presidente Silvio Berlusconi. E invece sul campo puntualmente, silenziosamente il diletto Carlo si comporta con grande autonomia e con grande orgoglio. La riprova è data dalla scelta di far giocare Kalac in porta al posto di Dida. Il portiere brasiliano è sì tornato a disposizione, ma continua ad allenarsi in modo incostante, a stare spesso in palestra più che sul campo, per via degli acciacchi alle due spalle, oltre che al ginocchio messo a rischio da una lesione meniscale. Il merito paga. E finché Kalac para e para con grande sicurezza, senza mai tremare nemmeno dinazi a una stoccata ravvicinata di Ceravolo (primo tempo), è bene che resti a presidio della porta. E che Dida rifletta, invece, sui suoi tormenti fisici.
Il tridente sembra un azzardo, in certe occasioni. Ma quando si gioca a Reggio, con una squadra che anche sullo 0-1 si difende in dieci, allora la soluzione è ideale. Nonostante alcune controindicazioni. Per esempio: 1) Pato è costretto a uscire dall’area di rigore e a trovare spazio sulla trequarti, la sua bravura è in velocità negli spazi stretti, e qui non può esaltarsi; 2) Kakà marcato a uomo deve inventarsi o attaccante o esterno sinistro per guadagnarsi qualche metro prezioso.

Il successo del Milan non è mai in discussione, non è mai in bilico. La traversa di Pirlo rallenta il 2-0, le successive parate di Campagnolo consentono alla Reggina di sperare in un mezzo miracolo. Ma i miracoli da queste parti di mercoledì non ci sono.