«Milan attento, Cristiano è il più forte di tutti»

Il professor Di Salvo Valter, con la V, è docente al dipartimento di scienze del movimento umano e dello sport, presso la facoltà di scienze motorie dell’Università di Roma. Ogni tanto gli piaceva e gli piace viaggiare per aggiornare i propri studi. Gli accadde, durante un corso di PhD (dottorato in filosofia) all’Università tecnica di Lisbona, di incontrare un certo Queiroz, studente pure lui, portoghese emigrato in Inghilterra come vice allenatore del Manchester United.
Queiroz offrì al Di Salvo un posto di lavoro nello staff di Ferguson ma Valter era (ed è) affezionato alla Lazio, fedelissimo aquilotto da quattordici anni. Respinse l’offerta. Queiroz, però, lasciò lui l’Inghilterra e si trasferì come primo allenatore al Real Madrid, stavolta il professor Di Salvo si rese conto che l’amicizia con Roberto Mancini e l’amore per il biancazzurro poteva essere messo da parte per Madrid e il Real.
Qui comincia l’avventura della strana coppia Di Salvo & Queiroz, traslocata definitivamente al Manchester dove è sbocciato un altro portoghese, Cristiano Ronaldo dos Santos Aveiro, fiore di Madeira. La qual cosa non stupisce più di tanto il professore che nella sua carriera ha fatto correre e sudare quattro palloni d’oro, Zidane, Nedved, Ronaldo, Figo e altre soubrettes, da Stam a Nesta, da Roberto Carlos a Veron, da Rooney a Crespo, da Van Nistelrooy a Beckham (con quest’ultimo qualche problema supplementare).
Dunque Di Salvo è uomo di vario mondo, calcistico e universitario professionale, a quarantaquattro anni si diverte a parlare con la stessa lingua, quella del campo e della palestra, a cittadini di ogni dove.
«L’Inghilterra si sta uniformando sul piano della tattica, della tecnica e della preparazione atletica grazie all’arrivo di professionisti che hanno portato e trasmesso culture diverse, come lo spagnolo Benitez, il francese Wenger, il portoghese Mourinho che possono lavorare con calciatori di livello internazionale. Ma l’Inghilterra si distingue dalla Spagna e dall’Italia per la sua cultura sociale dello sport, radici difficili da estirpare, valori positivi che vanno invece assorbiti, il gusto della sfida e della ricerca continua della vittoria, senza sacrificare lo spettacolo. Ferguson è un maestro»
In che senso?
«L’ho visto e l’ho sentito nello spogliatoio, dopo il primo tempo sempre, urlare alla squadra, già in vantaggio di uno o due gol, di attaccare e che se non fosse arrivato il terzo gol e altri ancora, lui avrebbe urlato di più. È la legge dell’Old Trafford, era la legge del Bernabeu, almeno ai miei tempi».
Oggi un po’ meno.
«Il Real potrà anche vincere la Liga ma ai tifosi del Bernabeu non basta, vogliono lo spettacolo. Così quelli inglesi».
E con la Roma l’hanno avuto.
«La Roma si è trovata al tappeto, ha pensato che l’avversario si accontentasse di questo, come accade in Italia, ma il Manchester ha continuato a colpire. Abbiamo segnato finora 76 gol».
Spettacolo a parte, servono i calciatori.
«I nostri ragazzi hanno giocato 58 partite, tra campionato, coppe e nazionale. Negli ultimi 39 giorni addirittura 12 gare, con alcuni infortuni pesanti. Serve la mentalità giusta per reagire, servono i calciatori e li abbiamo».
Cristiano Ronaldo su tutti.
«Il più forte del mondo. È maturato dopo la violenta polemica del mondiale con Rooney, in Inghilterra-Portogallo. La stampa inglese gli ha dato addosso, i tifosi anche, era il momento del pericolo, lui aveva due strade: o rispondere a parole, polemicamente come era abituato a fare, o parlare con il campo. Ha scelto la seconda soluzione, una diploma di maturità in attesa della tesi di laurea; finora ha segnato 20 gol, ha 22 anni, tra quelli che ho avuto con me è il talento migliore, unisce velocità a qualità, dribbling a finalizzazione, altruismo a spirito individualista, fisico a destrezza. La morte di suo padre, lo scorso anno, lo ha aiutato a crescere, a riflettere. Vive da atleta, ogni tanto, a rotazione, lo raggiungono dal Portogallo la madre e un cugino. Anticipa le sedute di allenamento, si ferma alla fine per i suoi numeri di altissima tecnica, per provare le punizioni e i dribbling. Con Rooney è quello che movimenta lo spogliatoio, è estroverso e non faccio paragoni con l’altro Ronaldo che ha 30 anni. O con Zidane che era un solitario».
Cristiano Ronaldo è desiderato da mezzo mondo.
«Penso che resterà ancora al Manchester, a ventidue anni non potrebbe sopportare lo stress continuo del mondo spagnolo o di quello italiano. Eppoi il Manchester United è un club grandioso, capace di offrire l’assoluta assistenza ai propri tesserati».
In attesa di Ronaldo in Italia qualcuno dice che il suo amico Mancini potrebbe raggiungerla in Inghilterra.
«È l’allenatore ideale per questo calcio, sa tenere il gruppo, fa giocare un buon calcio, ha vissuto da atleta, ha carisma, che non si impara, insomma ha le caratteristiche per diventare uno dei più grandi allenatori del mondo».
Un conto aperto alla Banca d’Inghilterra, parola di professore.