Milan avanti in Champions con la dura legge di Ibra e un messaggio di Dinho

La dura legge del Milan s’impone anche in Francia. Il successo di ieri sera, quinto consecutivo, più largo delle sue recenti abitudini, 2-0 rotondo invece dello striminzito 1-0 rifilato sulla schiena di Inter e Fiorentina, consente ai berlusconiani di tagliare prima del previsto il traguardo della qualificazione aritmetica. A questo punto l’appuntamento di mercoledì 8 dicembre, con l’Ajax a San Siro può diventare una sorta di amichevole estiva da lasciare ai tanti comprimari poco utilizzati fin qui.
La dura legge del Milan significa anche la dura legge di Zlatan Ibrahimovic, all’undicesimo sigillo: il gigante buono coglie al volo la prima palla servitagli da uno sciagurato intervento di un difensore francese e la trasforma in un petardo che illumina la serata milanista, fino a quel punto non molto esaltante. Anzi, scandita in verità, più da una squadra ragioniera, che è abituata a centellinare le energie e le migliori risorse, in qualche caso ridotte al lumicino. È segno di personalità, probabilmente ma anche di consapevolezza. Giocando sempre con lo stesso impianto, il centrocampo dei tre mediani, e con lo stesso attacco, Ibra più Robinho, è inevitabile accusare la fatica, sull’erba umida della Borgogna.
Ibrahimovic non fa Evaristo di nome e perciò non è il caso di scusarlo se insiste. Anzi è manna caduta dal cielo di Francia anche quest’altro gioiellino di gol che inverte la tendenza della sfida e mette l’Auxerre spalle al muro. Alla fine, vinto dalla fatica, Ibra chiede più volte di essere sostituito: è il caso di non esagerare nei suoi confronti. D’accordo, Galliani dice di averlo visto sul lettino dei massaggi e di essere rimasto affascinato dalla sua massa muscolare ma è meglio assecondare le sue richieste per evitare di portarlo al collasso.
Anche perché in panchina c’è sempre quel Ronaldinho a disposizione. Ieri sera, in appena 8 minuti a disposizione, si è tolto uno sfizio (firmare il primo gol della stagione, il 2-0 ininfluente sul risultato d’accordo, ma utile a se stesso) e ha avvertito Allegri che deve considerarlo con le pile scariche se non gli ha riservato neanche la canonica mezz’ora a disposizione delle firme prestigiose in panchina. È stata una prodezza balistica, una specie di gioco di prestigio col piedino fatato dopo aver ricevuto palla da Robinho. Insieme, i due, hanno fatto coppia anche nella seleçao: nessuna meraviglia allora se sono capaci di attrezzarsi anche contro l’Auxerre. Da queste parti è passato il Real Madrid, con maggiore fatica rispetto a quella avvertita dal Milan, con un modesto a 1-0 e nel confronto a distanza ha convinto di più il Milan di ieri sera, ragioniere per una frazione, ma determinato e cinico nell’approfittare delle uniche due occasioni a disposizione. A questo punto le stesse quotazioni del calcio italiano sono in netto rialzo rispetto alle precedenti puntate continentali. Il Milan è sempre lo stesso, poco spettacolo, molta sostanza però. Comincia a somigliare, in modo incredibile, al Milan di Capello anche se in quella stagione, altri erano i campioni a disposizione di «mascellone» Fabio e ci fu una sequenza unica e irripetibile, 4 scudetti in 5 anni e 3 finali consecutive di Champions. Questo Milan non è in grado di ripetere una striscia del genere ma può puntare ad arrivare lontano.