Milan avanti con Ronie e Gila ma col Bayern non ci saranno

da Milano
Il primo è andato. Il primo dei due vitali appuntamenti, sistemati lungo la Pasqua rossonera, è stato onorato. Con qualche affanno, d’accordo. L’Empoli prima superato nel gioco e poi piegato netto nel risultato, lasciato indietro e sorpassato in classifica, secondo pronostico non proprio scontato, non ha molto da rimproverarsi. Di più alla squadra di Cagni non è lecito chiedere. Bisogna lodarlo per lo strepitoso campionato fin qui disputato e forse non è neanche il caso di perderlo di vista. Mentre il Milan scavalca sciolto e disinvolto il primo ostacolo, può prepararsi al secondo, in programma mercoledì prossimo all’Alleanz Arena.
L’asticella, in Baviera, è molto più alta: c’è da scavalcare il 2 a 2 dell’andata. Ci sarà bisogno di una vera grande impresa per sbarcare in semifinale di Champions league. Il Milan di ieri sera, grazie a Ronaldo e ad alcune combinazioni made in Brasile, con Kakà, diverte e spreca per lunghi tratti senza riuscire però a raccogliere il frutto della evidente superiorità, che è tecnica, e in alcuni frangenti, anche fisica. Contro il Bayern c’è bisogno di maggiore concretezza. E senza Gilardino, squalificato, con Inzaghi ridotto al lumicino, non è certo operazione semplice da realizzare. Diverso il Milan di ieri sera e si può spiegare così. Ronaldo brilla a tratti, Trefoloni gli nega qualcosa, Kakà è intermittente, Gattuso lotta come un leone per tutta la serata, al resto provvedono la gioventù di Gourcuff e l’artiglio di Favalli.
Il quarto posto, dopo il harakiri del Palermo, è meno lontano di qualche settimana prima ma la corsa è ancora lunga, da qui alla fine del torneo.
Per togliersi di torno uno scomodo Empoli, infido come un gatto selvatico, il Milan deve essere più concreto e determinato. Gli capita, con quel Ronaldo lustrato a puntino, di guadagnare subito il vantaggio dell’1 a 0 e invece di utilizzarlo come rampa di lancio per spiccare il volo e chiudere la contesa, se lo accarezza e rimira come solo il Milan sa fare. Le occasioni per inchiodare i toscani arrivano e come lungo la prima frazione, a suo modo attraente e spettacolare, con Gourcuff scatenato dalla parte di Raggi, con Ronaldo (raddoppio cancellato da un evidente fuorigioco), con Kakà, con Gilardino stesso che timbra il palo esterno su un lancio dosato al centimetro di Ronie: ma non c’è nelle sequenze dei rossoneri la ferocia che spesso caratterizza le grandi armate, ciniche quanto basta per cogliere al volo la prima occasione.
E così l’Empoli, da lodare per il coraggio e l’applicazione, resta in partita fino a quando il jolly pescato da Saudati (punizione di Vannucchi, lui si apposta sulla lunetta, come Rossi del Parma e pesca l’angolo scoperto di Dida) consente alla squadra di Cagni di toccare il cielo con un dito. L’incantesimo dura appena un minuto, il tempo sufficiente, a Ronaldo di portare il pallone nell’altra area e di scodellarlo sul petto di Gilardino, finalmente libero e abile nel fermare e calciare al volo in modo tale che Balli, nonostante il contributo del palo, non possa fare granché.
Mai una partita guidata con sicurezza da cima a fondo: al destino di questa stagione segnata fin dall’estate, il Milan non riesce a sottrarsi neanche quando l’Empoli si rimette al pezzo per tentare una seconda, improbabile rimonta. La squadra di Ancelotti, con Kakà che si spegne lentamente (e perciò nel finale viene risparmiato), apparecchia un altro discreto numero di occasioni (Gilardino, Ronaldo ancora) ma ha bisogno di un’azione alla mano, nella ripresa, e il sopraggiungere tempestivo di Favalli dalle retrovie per firmare il più largo 3 a 1. Nel frattempo Almiron, lanciato da Vannucchi in area, si ritrova a tu per tu con Dida e a un passo dal possibile 2 a 2 ma trova in Cafù una collaborazione decisiva. Alla fine si rivede in campo anche Serginho dopo cinque mesi di assenza (operazione di ernia al disco, partecipò alla prima contro la Lazio e basta): viene accolto come un reduce della seconda guerra mondiale, cori e applausi. Ronaldo, che pure è Ronaldo, esce a fari spenti. Negli ultimi minuti, il Milan applica anche il metodo Berlusconi: tenere palla è il motto, farla girare è il suggerimento. E per applicarlo, Gattuso e Gourcuff imbastiscono una melina persino su un calcio d’angolo.
Cagni cambia la coppia degli attaccanti: immagina che i due provenienti dalla panchina possano fare miracoli. All’evidenza, invece, bisogna arrendersi.