Il Milan cade, Del Piero risorge

La notte bianca dello sport ci ha regalato cose grosse dal mondo. A parte l’Inter, già rigenerata dopo gli schiaffi di Palermo, le immagini dal Giappone hanno offerto il tamponamento in curva tra Rossi e Melandri, roba da ritiro della patente e trasferimento al gabbio, la caduta successiva, il piede ammaccato del «Macio», il rinvio delle celebrazioni mondiali di Vale, ingobbito non soltanto dalla protezione nella giubba, ma anche il trionfo di un italiano, su una macchina italiana, Loris Capirossi e la sua, la nostra dunque, Ducati, proprio nella terra più famosa per il sushi e le sue motociclette con le gomme a mandorla, Honda e Yamaha, Kawasaki e Suzuki.
Poi è venuto il football, con tutti gli annessi, le sue contraddizioni, le sorprese, le conferme. Alessandro Del Piero, al suo debutto in campionato, proprio così, ha spedito due gol a Lapo Elkann che, nonostante la smentita e la telefonata di scuse al diretto interessato, pensa e dice, in pubblico, che il capitano della Juventus costa molto, forse troppo rispetto a quello che rende. Dunque Del Piero ha deciso di giustificare lo stipendio anche se dopodomani sera, a Udine, tornerà nel ruolo di osservatore. I due gol dello juventino, su palla inattiva, dicono i glottologi moderni del football, cioè su rigore e punizione, contro l’Ascoli aggiungo, hanno immediatamente riportato in strada i delpieristi che dovrebbero aver capito, anche ieri, che il capitano rappresenta la terza scelta di Capello, dopo Trezeguet e Ibrahimovic ai quali è stato concesso un mezzo turno in vista della trasferta friulana.
Così come i due gol che il Milan ha buscato a Genova hanno puntualmente rimesso in circuito la voce che vuole Ancelotti sull’orlo di una crisi di nervi e di contratto. L’almanacco offre un’altra risposta: dopo tre giornate, nello scorso campionato, il Milan contava gli stessi punti, 4, avendo realizzato e incassato gli stessi gol, 5 e 4, con un distacco dalla Juventus, dunque, uguale a quello odierno. Ma se i numeri vanno illustrati, oltre che elencati, quest’anno la squadra sembra o dovrebbe essere più dotata, in attacco soprattutto, ma denuncia gli affanni di alcuni centrocampisti e il logorio del football moderno in altri. Le sentenze sono dunque rischiose, anche se fanno parte del gioco quotidiano e riguardano sempre gli stessi bersagli: Ancelotti o Del Piero, un giorno incapaci, un altro magici.
La notte bianca ha ribadito la prepotenza di Luca Toni che ha eccitato addirittura Franco Zeffirelli, impegnato ne I Pagliacci ad Atene «ha uno spirito straordinario che non aveva da tempo»; un po’ meno, Luca Toni, ha eccitato il suo ex datore di lavoro, Maurizio Zamparini che, con il bon ton che lo contraddistingue, lo ha molestato alla voce «denari». I presidenti sono capaci di farsi riconoscere comunque e sempre, Tonellotto conta più presenze in tivvù, locali e satellitari, che in ufficio a Trieste, Cellino conta più allenatori assunti e licenziati che partite vinte con il Cagliari, Lotito più parole che soldi spesi per la Lazio. Ma questo è il meraviglioso mondo del calcio. E allora, per non perdere le buone abitudini, dopodomani si ridiscende in campo. E tutti alla stessa ora. La serie B, sempre per farsi riconoscere, invece si sdoppia, tra martedì e mercoledì. Non è bello tutto ciò?