Milan, col Celtic torna Maldini Kaladze fuori: troppa discoteca

Kakà chiede aiuto ai tifosi ma la prevendita è fiacca

Maldini sì, Kaladze no. Carlo Ancelotti ha deciso e domani sera contro il Celtic ritroverà il capitano, alla presenza 121 in Champions, che spera domenica di staccare nel derby il 600° gettone in A. Il comportamento di Kaladze, tra l’altro, ha irritato non poco la società: troppe sere in discoteca, una vita che non si addice a uno sportivo e, anche per questo motivo, il rientro è rimandato.
Chi non vede invece l’ora di ritrovare il sapore dell’erba di San Siro, è Alessandro Nesta che, dopo le cure in America, si è diligentemente messo in riga per recuperare il tempo perso. «Nel caso Ancelotti avesse bisogno per il derby, io ci sono», la dichiarazione confortante del difensore che ha fatto ritornare il sorriso al buon Carletto. Così come è alle stelle il morale di Zeljko Kalac, il lungo portiere australiano che ha prolungato il contratto fino al 2009: «È troppo bello per me sapere che resterò qui sicuramente per altri due anni. Sono molto contento». E su Dida e le sue papere glissa elegantemente: «Non c’è nessun problema. È un grande portiere e in partite come questa contro il Celtic è perfettamente in grado di dare il massimo».
Chi invece ha occhi solo sul Celtic è Kakà che, ai microfoni di Milan Channel, ha suonato la carica. «A Glasgow abbiamo fatto una buona partita, a San Siro dobbiamo rifare la stessa prestazione aggiungendo solo i gol. Dobbiamo sfruttare i loro punti deboli cercando di fare la stessa gara dell’andata», afferma il brasiliano che nei confronti degli scozzesi non ha alcun timore reverenziale. «Nel Celtic stimo particolarmente Nakamura, giocatore bravo e intelligente. I loro punti di forza sono i calci piazzati e i colpi di testa nel gioco aereo e lui è bravo a innescare entrambe le cose, ma il Milan deve vincere».
Kakà, che avrà al fianco Inzaghi (Gilardino andrà in panchina), con Seedorf alle spalle, chiede anche l’aiuto della curva sud, quella degli ultrà rossoneri (peraltro la prevendità è fiacca, appena 20.000 i biglietti venduti). «Non conosco il motivo per cui non hanno cantato durante la partita di sabato sera col Chievo», afferma. «Ma è davvero strano giocare senza i loro cori. Sono contento che poi, alla fine, hanno gridato che sono sempre con noi. Forse loro non lo sanno, ma ci tengo a dirlo ai nostri tifosi: siete molto importanti per noi». «Quanto a me», conclude il brasiliano, «mi sento bene e sono carico e sto vivendo, con tutti i compagni, questa Champions in maniera diversa dal solito. Soprattutto quest’anno visto che, più che mai, è il nostro primo obiettivo stagionale. La sentiamo tutti, ecco perché la stiamo preparando con tanta attenzione».