Milan contro il tabù Le inglesi in Champions fanno sempre male

La coppa del Milan è diventata da qualche tempo il suo nervo scoperto. «Per due volte siamo usciti agli ottavi di finale, è venuto il momento di interrompere questo trend negativo» il monito di Galliani spedito allo spogliatoio qualche minuto dopo aver incartato e portato a casa il 4 a 0 sul Parma. La coppa del Milan è la Champions naturalmente e nelle precedenti due edizioni disputate, la corsa rossonera si è fermata malinconicamente allo snodo degli ottavi. In entrambe le occasioni, due club inglesi, prima l’Arsenal sfacciato di Wenger, quindi il Manchester stagionato di Ferguson, hanno sottolineato le carenze dei berlusconiani arrivati sul tetto d’Europa e del mondo nel 2007, tra maggio e dicembre, non un secolo prima. Molto più netta l’eliminazione patita nel 2010 dai Reds Davils con Leonardo in panchina: sette i gol subiti nel complesso delle due sfide, schiantati al ritorno, riacciuffati e messi sotto già all’andata dopo la promettente apertura di Ronaldinho. Fu Rooney, tanto per cambiare, a stregare persino Nesta.
Il Tottenham è fatto di quella stessa pasta: è squadra inglese a tutti gli effetti, del timbro calcistico di quel paese ha fatto un segno di riconoscimento; può chiedere a David Beckham che ne frequenta gli allenamenti, tutte le informazioni più utili sul conto dei rivali, frequentati in passato e conosciuti con reciproca soddisfazione di ritorno da Los Angeles. Infine è già passato da San Siro patendo per un’ora la suggestione al cospetto dell’Inter di Benitez. Anzi, arrivando prima nel girone dinanzi ai campioni d’Europa in carica qualche mese prima e grazie alle cavalcate di Bale, il gallese, ha sfiorato una clamorosa rimonta mentre a Londra i nerazzurri furono ripassati in contropiede, grazie alla stessa tecnica e sequenza.
Il Milan di Champions non è lo stesso del campionato. Non potrà usufruire del contributo geometrico di Van Bommel e nemmeno del talento di Cassano, entrambi inibiti a disputare il torneo per questioni regolamentari. Senza Pirlo nè Ambrosini, infortunati, non può nemmeno chiedere particolari servigi alla vecchia guardia. Dovrà inventarsi il centrocampo avendo a disposizione 4 esponenti per tre ruoli: Gattuso, Flamini, Merkel e Seedorf, eventualmente. Noto già da sabato notte l’orientamento di Allegri. «Penso di spostare in avanti Thiago Silva» l’anticipazione, scontata, condivisa dallo stesso Galliani che stravede per il brasiliano applicato al centrocampo per cementare la trincea mediana. «É un extra-terrestre» la definizione coniata a Genova al termine della sfida di coppa Italia contro la Samp. E in effetti Thiago Silva mediano non è una necessità per le complessive assenze in organico, ma sembra un suggerimento per il futuro, qualora davvero Pirlo, ormai dirottato a sinistra per sconfiggere le fragilità del passato, dovesse non accettare le proposte di rinnovo contrattuale a cifra ridimensionata (che è poi il piano industriale del club per il futuro). Yepes il rimpiazzo in difesa, Gattuso e Flamini i “compari“ di Thiago, Robinho-Pato e Ibra trio d’attacco: devono infrangere il tabù inglese.