Milan, crisi senza fine: altri due schiaffi Pato non basta, la Champions è a rischio

Nostro inviato a Genova
Sempre più in basso. Il Milan scivola sempre più in basso lasciandosi rosicchiare punti da Fiorentina e Genoa che pure vanno al piccolo trotto. Adesso traballa anche il terzo posto, come volevasi dimostrare. Legittime le preoccupazioni di qualche giorno fa, a Milanello, espresse da Adriano Galliani. A Genova, contro la Samp che di questi tempi non è certo un rivale temibile, quel che resta del Milan rimedia l'ennesima sconfitta in campionato figlia di incertezze collettive e incapacità difensive che trasmettono all'intero gruppo una insicurezza pericolosa. Ventisette i gol subiti dal colabrodo rossonero: sono troppi per non diventare un macigno così pesante da far affondare anche una fortezza volante in attacco dove Pato sembra un anello di brillanti al dito di una stagionata signora di 70 anni. E se col Werder può finire sotto processo persino il monumento nazionale chiamato Paolo Maldini (chi se la prende solo con Dida per il 2 a 2 è affetto da strabismo), a Genova è la coppia più giovane e meno collaudata, Senderos-Bonera, a dare segni di cedimento strutturale. Raccapricciante, per usare un aggettivo in voga dalle parti di Milanello, qualche intervento dello svizzero; "giocata" come un debuttante la sentinella italiana sul secondo gol di Pazzini, un vero capolavoro di abilità e precisione. Questo significa che è il Milan a difendersi male, in modo slegato, a compartimenti stagni.
Il clima di depressione collettiva può pesare persino più delle assenze, preziose e decisive, che si accumulano ormai da settimane e che pure non costituiscono un alibi convincente. Ci vuole ben altro per spiegare la prova sbiadita dei primi 60 minuti a Marassi, fatica di coppa Uefa a parte (ma anche la Samp è reduce dall'identico stress fisico), ci vuole ben altro per giustificare gli svarioni difensivi, sempre su palle alte, con Cassano incustodito sul secondo palo e Abbiati nell'occasione responsabile di un intervento incerto con posizionamento ancora più discutibile. E non deve certo valere come parziale consolazione l'ultimo quarto d'ora giocato dal Milan, tutto all'arrembaggio durante il quale la squadra risulta capace di infilare anche il secondo pallone alle spalle di Castellazzi (fuorigioco millimetrico di Emerson) dopo la stilettata di Pato. Qui è la Samp che si lascia imbottigliare e divorare dall'ansia e dalla paura fino ad arroccarsi nella propria metà-campo stile anni '60. Per dare il polso della situazione, forse è bene citare un episodio di cronaca maturato durante il recupero, punizione dal limite a favore dei rossoneri. I due specialisti, Pirlo e Pato, invece di scegliere la soluzione più attesa, il tiro diretto, pasticciano per disegnare sull'erba umida un improbabile schema.
Ancelotti, nell'occasione, non ha grandi risorse a disposizione e se comincia col 4-4-2 che vuol dire "allacciamoci le cinture di sicurezza" alla fine deve ritornare al tradizionale schieramento per recuperare un po' di pericolosità di attacco. C'è bisogno di Inzaghi in area per scavare spazi utili per Pato, c'è bisogno di Favalli per apparecchiare un cross come si deve, c'è bisogno persino di Emerson per dare al centrocampo quella baldanza mai vista nella prima ora di gioco, a eccezione di Flamini. Perciò il problema non è l'allenatore, al momento, come fanno capire le parole pronunciate a Bruxelles dal presidente Silvio Berlusconi. Semmai interessano quelle pronunciate ieri mattina a Genova da Adriano Galliani, intervenuto sulla controversia del futuro assetto societario. «Le quote del Milan non sono in vendita» le sue parole pronunciate in un contesto particolare.
La Samp si tira fuori, con un colpo di reni, dalla sabbie mobili del fondo classifica. Se vanno Cassano e Pazzini e la difesa regge, può risalire la china. Ma i suoi tormenti non finiscono qui. Mercoledì sera può scavarsi un incredibile passaggio in coppa Italia al cospetto dell'armata interista.