Il Milan d’Italia già costretto a inseguire

Dopo il trionfo in Supercoppa, i rossoneri durano solo un tempo e
vengono fermati a San Siro dalla Fiorentina che colpisce anche un palo

Milano - Oggi arriva Pato dal Brasile per frequentare un corso accelerato di Milan, dopo la sosta è garantito (finchè non vediamo, non crediamo) il recupero di Ronaldo. Forse i tormenti e gli stenti del Milan in fatto di centravanti sono alla svolta. Forse. Di certo nessuno può immaginare che Inzaghi provveda, come un computer, alla bisogna. Appena entrato, ieri sera, gli servono un cioccolatino davanti alla porta: Pippo si attorciglia sul pallone e lo manca. Capita. Può capitare anche a un mostro del gol come lui. Ancora: nessuno può pensare che Kakà e Seedorf, oppure il magnifico Ambrosini di ieri (rigore procurato, assist al bacio per Pippo) colmino tutte le lacune in fatto di centravanti, diventato il problema numero uno in casa rossonera. E pensare che solo qualche giorno fa, da Madrid, ufficio di Mijatovic, ds del Real, arrivò una telefonata per proporre il prestito gratuito di Batista. Chissà, forse era il caso di prendere al volo un altro omaggio di Calderon. Gilardino infatti è ormai un caso clinico (i compagni di squadra lo difendono): il ragazzo non ha fiducia nei suoi mezzi, capisce sempre in ritardo quel che deve fare, non ha neanche un briciolo di fortuna (devia, involontariamente, una frustata di Kakà e sulla carambola velenosa Frey risponde con due manate strepitose) e quando sbaglia tutto, stop e passaggi elementari, anche il pubblico di casa comincia a perdere la pazienza e lo fischia in modo impietoso. Che sia il caso di proporre uno scambio a gennaio con Adriano?
Si spiega anche così il mancato successo del Milan dinanzi a una Fiorentina gagliarda e in salute, che deve ancora crescere in personalità e convinzione prima di scalare le posizioni della classifica. Anche Prandelli ha lo stesso tormento di Ancelotti. Dalle sue parti c’è Pazzini che è il futuro: il ragazzo non si ritrova ancora, e non lo aiutano certo le sostituzioni, come quella di ieri con Vieri che è un palo della luce e perciò può solo immalinconire il titolare dell’under 21. Il Milan apre la partita con un rigore di Kakà (4 gol in 3 partite, partenza boom la sua) che nessuno in casa viola discute (Dainelli sgambetta Ambrosini in modo plateale) ma non riesce a chiuderla come pure meriterebbe nel primo tempo e più avanti quando sempre Kakà chiama Frey a un capolavoro. Intendiamoci: quando tocca a Inzaghi prendere il posto di Gilardino, non succede niente di magico ma nessuno ha il coraggio di mettere lo sfondone nel conto di Superpippo. Ci mancherebbe.
La Fiorentina subisce il Milan ma poi tira fuori la sua migliore salute e nel finale Prandelli ha il coraggio di lanciare nella mischia Semioli, Vieri e Kuzmanovic per tentare di vincere addirittura la partita, nel frattempo rimessa in equilibrio da un cross di Santana e da una capocciata di Mutu, abile nel prendere il tempo a Jankulovski che non è un’aquila quando deve difendere.
Alla fine il Milan risulta stremato. I cambi di Ancelotti sono tre, magari scanditi dal solito ritardo, Emerson, Cafu e Inzaghi non sono proprio dei ragazzini e perciò il loro contributo non è tipo quello di Kuzmanovic il quale scheggia il palo di Dida sfiorando così la clamorosa impresa. Nell’arrembaggio finale, i rossoneri tradiscono qualche improvvisazione di troppo. Si fanno prendere in castagna, sbilanciati in avanti a caccia generosa di un successo che invece non arriva. Giusto così. Perché la Fiorentina è una signora squadra e per i berlusconiani giocare tre giorni dopo Montecarlo non è proprio una scampagnata. Senza centravanti, poi.