Milan, dimenticare un’estate nera «Senza passi falsi»

Aria di preoccupazione. Ancelotti: «Ma sarà una stagione più serena, anche per gli arbitri». E insegue un sogno: «Durare come paròn Rocco»

Riccardo Signori

nostro inviato a Milanello

Non è una partenza da pole position. Si vede, si sente, c’è qualcosa nell’aria che annuncia depressione più che esaltazione. Il Milan sente il peso del «meno otto», psicologico prima ancora che di classifica. Ancelotti gioca a calcetto dialettico, Galliani guarda solo il bicchiere mezzo pieno e quando gli ricordano che l’addio di Sheva non è stato medicato, si aggrappa a tutto prima imbarcarsi nell’unica promessa credibile: «D’ora in poi farò il cane da guardia. I nostri cancelli sono chiusi».
Questo non è un povero Milan, ma un Milan impoverito nello spirito e forse nel credo. Ancelotti sintetizza: «È dura partire da meno otto, in questo momento l’Inter ha la situazione sotto controllo. Noi abbiamo già pressione addosso, non possiamo permetterci passi falsi come altre volte è successo. Oggi abbiamo una buona condizione, i problemi verranno più avanti». La squadra riparte per riscrivere una storia, magari per convincere tutti che questa è ancora una formazione da corsa, nonostante una difesa da gerontocomio (solo calcistico) e dove il nuovo acquisto Bonera parte in tribuna insieme con Costacurta, un attacco con «mister X» (Galliani e Braida garantiscono per Oliveira).
Ancelotti s’imbarca nella sua undicesima stagione da allenatore, ma forse una delle prime in cui l’etichetta dell’eterno secondo (uno al Parma, due alla Juve, due al Milan) non gli starebbe stretta. «Un’etichetta che non mi interessa», snobba lui. «Ma credo che i tifosi del Milan siano legati alle emozioni di queste ultime stagioni. Siamo sempre arrivati fino in fondo, talvolta bene, talvolta male. E credo che anche quest’anno ci arriveremo». Il nostro pensa più alla Champions che al campionato, dove conterà togliersi dagli impicci quanto prima. C’è voglia di togliersi dalla testa i miasmi di questa estate. «È stata durissima. E non ci siamo fatti una ragione di quanto successo nei confronti del Milan». Non c’è stata solo calciopoli, anche la perdita di Shevchenko. Ancelotti s’accoda a Maldini. Partenza gestita male, ha detto il capitano. «Credo che Paolo abbia ragione: Sheva aveva preso la decisione da tempo, poteva comunicarlo nei tempi consoni». E, sottinteso, non metterci in difficoltà nella ricerca di un sostituto.
Nostalgie e un po’ di rabbia si mescolano. Ma il Milan ha bisogno di altro: una sorta di elettroshock. Paolo Maldini oggi tornerà in campo rimesso a nuovo, Nesta con le attenzioni dedicate ai suoi muscoli di cristallo, Gilardino e Inzaghi pronti a far coppia («utopico pensare ad una punta sola»), e Oliveira in panca, Pirlo e qualche altro con un po’ di stanchezza addosso, mentre Gattuso è squalificato: c’è da battere la Lazio, concorrente diretta nel campionato delle partenze ad handicap. Basteranno i primi mesi per capire se il buon Diavolo dovrà pensare solo alla Champions e se il suo campionato non sarà soprattutto un’affannata rincorsa alla zona Champions. Situazione nuova, squadra poco rinnovata, Ancelotti garantisce di aver ancora fame di Milan. «Quando sono arrivato nel 2001 non pensavo di durare così tanto. Ora mi piacerebbe eguagliare Nereo Rocco».
Il paron restò in rossonero per dieci anni complessivi, sette dei quali consecutivi. Carletto ha la stessa bonomia del paron, lavora sugli uomini, cerca di dare tranquillità, talvolta perfin troppa. E dal negativo di una estate passata a sentir sentenze e intercettazioni, ora spera di pescare il vantaggio che riporti il pallone alla sua realtà. «Dopo tanto polverone, credo ci sia più serenità e meno pressione sul settore arbitrale». È un’idea, un augurio, una speranza. Ancelotti crede ancora nella sua formula uno, ma quest’anno serve perfezione: nella squadra, nel calcio, negli arbitri. Solo così il Milan può credere di giocare un campionato vero.