Milan double face a Lecce Ribaltone firmato Boateng

Esagerati. Esagera il Lecce, mai a segno in casa, mai con un punto in tasca, e ieri tre volte davanti ai campioni d'Italia al culmine del primo tempo. Esagera poi il Milan con una rimonta fantasmagorica propiziata in 18 minuti dai fulmini e dalle saette di Boateng, un ciclone che investe tutti, la difesa del Lecce ma anche la propria panchina colpevole di scelte discutibilissime (Yepes e non Bonera, Ambrosini e non Aquilani, Robinho e non Boateng) poi corrette all'intervallo con una dose coraggiosa di autocritica da segnalare. In un pomeriggio esagerato tra sfondoni e omissioni, scandito da alti e bassi così da rendere irriconoscibili campioni e comprimari, il Milan salva la pelle e anche la possibile rimonta in classifica grazie all'ultima vellutata carezza di Cassano destinata alla testa di Yepes lanciato all'assalto del vascello pugliese come un vero pirata, gli manca solo la benda sull'occhio.
Il primo a esagerare è Allegri, autore delle scelte che espongono il Milan a una frazione oscena: scovare Yepes tra le provviste della credenza invece di concedere fiducia a Bonera, in assenza di Thiago Silva, è la prima, seguita da altre due, subito in campo Ambrosini mezz'ala a destra e Robinho, terzo attaccante, che sfigurano le sembianze dell'ultimo Milan di campionato, quello ammirato col Palermo, per capirsi al volo. Di questi tempi, anche quando si viaggia nella provincia del calcio, senza corsa, né una feroce determinazione, pure il Milan può correre il rischio di una sonora lezione. Maturata grazie a una distrazione collettiva sul primo timbro di Giacomazzi, a uno scarabocchio di Abbiati sul secondo, a un rimbambimento generale in occasione del terzo.
«All'intervallo solo Allegri ci credeva, noi eravamo storditi» la confessione pubblica di Ibrahimovic. È il primo merito del livornese dopo avergli tirato le orecchie come si deve. Il secondo è la decisione di rimettere le pedine al loro posto. Aquilani ha preso a volare ma Boateng è stato il magico protagonista di una rincorsa senza pari. Tutta la rabbia accumulata per l'esclusione è stata trasformata in energia purissima: Strasser non regge all'urto, cede di schianto e il serpentone rossonero può cominciare a scaldare il suo sinistro che è una specie di catapulta con cui lanciare nel castello di Benassi sassi infuocati. Incontenibile Boateng (che alla fine dedica la sua prima tripletta italiana al figlio di 3 anni come per smentire le voci di una vita privata libertina) ma è tutto il Milan a recuperare le qualità lasciate negli spogliatoi. Nocerino è un bel motorino, Aquilani spunta da tutte le parti, Cassano è la magnifica musa che prepara un paio di gol servendo delle pallette col contagiri.
Il Lecce resta stordito, come accadde al Milan qualche anno fa a Istanbul dinanzi al Liverpool: stessa reazione, squadra paralizzata, in qualche snodo della sfida rassegnata dinanzi allo strapotere rossonero e incapace di opporre una minima resistenza. Poche colpe al portiere di casa, autore di altri prodigiosi interventi prima di arrendersi all'uragano Boateng e al ritorno dei campioni. Ma è proprio questo andamento del Milan a dover preoccupare: quella di ieri è la quarta rimonta (Lazio, Barcellona, Udinese i tre episodi precedenti). Non può andare sempre per il verso giusto. Troppi anche i gol subiti rispetto alle migliori tradizioni del casato: 11 con quelli di ieri. Ultima lezione: quando c'è più di uno reduce da lungo periodo di inattività, è bene farlo tornare con qualche precauzione.