Milan e Brasile uniti da Dida pericolo pubblico numero 1

Le mani tremanti del portiere mettono ansia ad Ancelotti e Parreira

nostro inviato a Milanello
Non sa se preoccuparsi o fregarsi soddisfatto le mani. Carlo Ancelotti, in queste sue cinque giornate che valgono una stagione, un primo risultato l’ha già ottenuto: vincere il derby e tagliare fuori l’Inter dalla corsa al secondo posto, quello che evita i micidiali preliminari di Champions un mese dopo la conclusione del mondiale in Germania. Via il dente, via il dolore, peccato (o fortuna, questo è il problema che solo Ancelotti può risolvere) che all’importante impegno di martedì al Meazza col Barcellona, ora si aggiunge anche la concreta possibilità di raggiungere la Juve spossata e stremata di questi chiari di luna e di vedere là in fondo, un traguardo che sembrava già abbandonato e considerato irraggiungibile: lo scudetto.
Avanti un altro, allora e a questo punto il buon Carletto non sa più se dirsi soddisfatto o maledire la dea bendata che gli ha teso la mano e che da Cagliari gli ha confezionato un bel pacco pasquale con dentro non il classico uovo di cioccolato, ma due punti guadagnati sui bianconeri. Perchè quella che doveva essere la partita dell’anno, due per la verità, andata e ritorno, la super sfida col Barcellona tra le prime due squadre del ranking europeo, fa ora parte di un gruppo di gare, 7 per la precisione, che vogliono dire la conquista di due titoli o l’amarezza per l’accoppiata e il bel sogno sfumati. Infatti, una cosa è concentrarsi su Ronaldinho e bella compagnia, altro è pensare che sabato prossimo c’è il Messina col bisogno disperato di fare punti, e poi ancora il Barça al Nou Camp, Livorno, Parma, la Roma al Meazza e, perchè no, la finale di Champions a Parigi il 17 maggio.
Un cammino da far tremare le vene, ma Ancelotti non si strappa i capelli per il tour de force che attende i rossoneri: «Il mio pensiero è alla Champions, ma anche al campionato per mantenere invariato il vantaggio sull’Inter. E sia Barcellona che Messina saranno partite importantissime». E gli fa eco Adriano Galliani: «Noi abbiamo in testa solo la Champions e siamo concentrati esclusivamente sul Barcellona». Il tecnico è fiducioso, malgrado le sirene che continuano ad arrivare da Madrid, sponda Real. Le ultime, da fonte merengues, dicono che Ancelotti a fine maggio sarà il nuovo tecnico del Real, con Ronaldo spedito al Milan e Gilardino trasferito all’Inter. Con la variante impazzita Adriano che potrebbe vestire la mitica “camiseta blanca” alla modica cifra di 40 milioni. A noi può sembrare fantacalcio, in Spagna ne sono certi: si tratta di aspettare ancora poche settimane per vedere se davvero Ancelotti, malgrado il rinnovo del contratto e le continue attestazioni di stima da parte di Silvio Berlusconi e Adriano Galliani, cambierà aria.
La sicurezza che Ancelotti ha portato alla squadra e la condizione ottimale di quasi tutti i giocatori più importanti (uniche eccezioni Pirlo e Gilardino, mentre oggi Inzaghi, smaltita la febbre, tornerà ad allenarsi), la dice lunga sul buon momento atletico e tattico del Milan che, proprio contro l’Inter, ha ottenuto il massimo risultato col minimo sforzo. I rossoneri, probabilmente, si sarebbero anche accontentati dello zero a zero, senza correre rischi di infortuni e, soprattutto, senza sforzarsi più di tanto. Ci ha pensato la difesa interista a confezionare per Kaladze un altro uovo pasquale, mentre la frittata per il Milan la stava facendo Dida. Già, tra le tante note positive, l’unica stonata è proprio quella fornita da De Jesus Silva Nelson, Dida tanto per intenderci, il 32enne portiere brasiliano che ancora una volta ha dato segni di insicurezza e di sbandamento e che tratta ormai il pallone come una saponetta impazzita che gli sfugge immancabilmente dalle mani. Quello che, nella scorsa stagione, era arrivato a contendere a Gianluigi Buffon lo scettro di miglior numero uno del mondo, è ora guardato con tremebondo sospetto dagli stessi compagni che alle spalle non si sentono più protetti come una volta. Può ben riaffermargli la fiducia della società Adriano Galliani, ci mancherebbe altro il contrario, il fatto è che ormai l’insicurezza del brasiliano è palese a tutti, anche al ct della Seleçao Carlos Alberto Parreira che gli ha messo in concorrenza l’interista Julio Cesar.
Un problema di non facile soluzione quello di Dida, un male oscuro che si trascina dal maledetto derby di Champions di un anno fa quando fu fatto bersaglio dei bengala da parte degli ultrà interisti. Da allora Dida non è stato più lui, gli è venuta meno la sicurezza e qualche pacchiano errore ha accompagnato il suo cammino. Il fatto è che il Milan non ha sostituti all’altezza (Kalac o Fiori) e ora un Ancelotti gongolante e soddisfatto per dieci undicesimi della squadra, deve preoccuparsi del ruolo più vulnerabile e difficile, dove errori non sono ammessi. E in quest’ultimo mese di fuoco, Dida rischia di bruciare le ambizioni del Milan e quelle mondiali personali.