Da Milan e Inter

Comincino Milan e Inter, facciano come l'Atalanta prima del dietrofront. Il presidente della società bergamasca Ivan Ruggeri, appoggiato dalla squadra, aveva detto che con i delinquenti protagonisti dei fatti di domenica scorsa non si può avere nulla a che fare e che si sarebbe adoperato in ogni modo per scovarli, isolarli e denunciarli. Insomma, per mandarli in galera - magistrati permettendo, naturalmente. Ora sono tutti d'accordo. Ma i fatti? E allora comincino le squadre milanesi. Come? Scoperchiando, sfondando le «curve», per rendere trasparenti gli ambienti che proteggono e alimentano la violenza. Quelle «curve» verso le quali le società sono sempre state troppo timide e indulgenti. Buona parte del tifo organizzato (ma il tifo è un pretesto) è diventata semplicemente delinquenza organizzata, strutturata in bande di ricattatori, provocatori, picchiatori e sicari. Molti degli incidenti che avvengono negli stadi sono intenzionalmente provocati da costoro per danneggiare le società (e le squadre che dicono di amare) perché non hanno soddisfatto qualche loro irricevibile richiesta: dalle trasferte gratis al merchandising - la vendita di prodotti col marchio della squadra - in nero o altre pretese sostanzialmente estorsive e mafiose. Se non bastano gli incidenti provocati, arrivano le minacce e le pallottole per posta a Galliani o a Moratti. Gruppi criminali si sono infiltrati da tempo nelle tifoserie e ora le egemonizzano. Bisogna seguire lo stesso percorso, infiltrarsi in quelle bande e minarle all'interno. Come si fece col terrorismo, perché di questo si tratta. I generosi e democratici magistrati milanesi hanno subito liberato quei pochissimi arrestati dopo i fatti di domenica. Come previsto. Ma il fatto è che gli arresti dovrebbero essere decine e non dopo una maledetta domenica ma per una continua azione di lotta alla criminalità.