Milan e Juve col brivido Milito: derby al Genoa

Contro il Catania i rossoneri finiscono con una
vittoria stentata. I bianconeri vincono <strong><a href="/a.pic1?ID=312690" target="_blank">a Lecce grazie a Giovinco</a></strong>. A Genova il derby vede <strong><a href="/a.pic1?ID=312812" target="_blank">la Sampdoria ko</a></strong>

Milano - A Torino, domenica sera, senza Gattuso. La sfida con la Juve che può riaprire o chiudere l'inseguimento all'invincibile Inter comincia con una pessima notizia per i berlusconiani che non se la passano certo bene: domato, a fatica, il Catania con un'altra autorete, la seconda dopo quella col Napoli e la scia di una polemica legata a un mani di Kaladze. Gesto volontario o no? Discussione aperta.

Personale convinzione: il georgiano risulta spiazzato dal tocco di Zambrotta che anticipa Plasmati. Ma torniamo a Gattuso fuori per Juve-Milan. Nota la statistica in materia: senza Rino (Bologna, Genoa e Palermo), il Milan abbassa puntualmente la testa e ne patisce un deficit clamoroso di combattività. «Centrato» dal cartellino giallo del timido Gervasoni (troppe le proteste subite), il guerriero calabrese si lascia andare a una protesta inedita e sfacciata evitando il richiamo del fischietto. Ha rischiato grosso: uno come Collina l'avrebbe spedito fuori per doppia ammonizione. Ne faccia ammenda.

A Torino, domenica sera, può tornare al fianco di Kakà Ronaldinho risparmiato in modo scientifico dopo gli straordinari fatti in coppa Italia al cospetto della Lazio lunghi 120 minuti: sarà l'occasione per rilanciare o sotterrare il dibattito dietro il quale si consumano e nascondono i veri problemi del Milan. Che sono altri e tutti molto evidenti. Al momento: 1) molti infortuni, quasi tutti concentrati in difesa e a centrocampo; 2) taluni decisivi esponenti, Pirlo e Ambrosini sugli altri, frenati da lunga degenza e ritorni affrettati. Per fortuna di Ancelotti, nerissimo ieri sera nonostante il successo, c'è una settimana intiera, senza supplementi di impegni, da mettere a frutto: qualche cerotto e via, all'appuntamento che di solito, nella storia del Milan berlusconiana, orienta il destino tricolore. Se vince a Torino contro la Juve, il Milan può aspirare al primato. Se invece non passa o perde in modo sonoro, come gli toccò l'ultima volta, allora è il caso di rinfoderare ambizioni e pronostici.

Per capire lo scetticismo che scorta il Milan davanti alla Juve, bisogna partire dai tormenti traditi ieri nel piegare la resistenza del Catania. È vero, otto assenti sono tanti. È vero, Inzaghi che si alza dal letto di dolore (influenza) per correre allo stadio e schierarsi in panchina, dimostra le condizioni precarie in cui opera Ancelotti ma niente può giustificare lo stentato 1 a 0 che accredita le proteste del Catania. L'occasione del rilancio offerta a Shevchenko non può essere considerata persa: l'ucraino ha già una discreta salute, sta recuperando lentamente lo smalto ormai perso, si batte e si danna come ai bei tempi ma non riesce a fare centro (l'ultimo sigillo in rossonero si perde nella notte dei tempi, maggio del 2006). Anzi spreca qualche assist al bacio di Kakà e anche uno svarione, l'unico, del portiere argentino Bizzarri, che gli scodella palla fuori area: non ha il piede caldo, insomma e nemmeno la forza ciclopica di un tempo visto che da fuori area centra quasi la bandierina. Al suo fianco Pato combina poco, se non da calcio fermo: su punizione collauda Bizzarri, su angolo aziona il colpo di testa di Kakà (deviato da Stovini) che schioda il pareggio.

Se il Milan resiste, nel finale, con qualche affanno al ritorno del Catania, non può certo pensare di farla franca con la Juve. Sapendo di doversi arrangiare con quel che passa il convento: Bonera, ernia inguinale, deve addirittura farsi operare per guadagnare tempo in vista della sosta. E dietro l'attuale quartetto restano così Senderos e Favalli per l'emergenza. Un Milan così può mettere sotto la Juve? La risposta tra sette giorni.