Milan, ecco chi è Huntelaar il bomber che si è fatto da solo

La Milano rossonera torna a flirtare con l'arancione. Tra il pioniere François Menno Knoote, milanista anno 1906, e l’amico di Seedorf, Harvey Esajas, ci passa l'intera storia del calcio. E del Milan, che proprio grazie all'aiuto di tre tulipani, Van Basten, Gullit e Rijkaard, ha contribuito a scrivere una delle pagine più belle. Poi la relazione si è fatta difficile; pochi alti (Seedorf) e molti bassi (Bogarde, Kluivert, Davids, Reiziger), per terminare con l'ininfluente parentesi da libro Cuore del già citato Esajas.
L’oranje è di nuovo di moda a Milano con Klaas-Jan Huntelaar, self-made man del gol (la definizione è del diretto interessato) dall'identikit facile da tracciare. Basta lanciare un'occhiata ai suoi idoli: Filippo Inzaghi e David Trezeguet. La pasta è la stessa, un finalizzatore puro, tecnicamente più grezzo del franco-argentino e meno scafato del suo nuovo compagno di squadra. Il suo calcio si ciba di gol, la sua filosofia di gioco è racchiusa in una frase ripetuta più volte: «Se non hai segnato significa che non hai giocato bene».
È partita dal basso la carriera di Huntelaar, nato il 12 agosto 1983 a Drempt. La sua storia non racconta di un bimbo prodigio catapultato ancora minorenne nella prima squadra di un grande club, bensì di un ragazzo di provincia dalle qualità importanti ma tutte da sgrezzare, che si è costruito da solo la strada verso il successo. Giovanili del Psv Eindhoven (una sola toccata e fuga di 15 minuti in prima squadra a 19 anni), De Graafschap, Agovv Apeldoorn, Heerenveen, Ajax e infine Real Madrid. La nazionale olandese è arrivata solo nell'agosto 2006 (esordio con doppietta all'Irlanda), dopo essere diventato il miglior marcatore di sempre della nazionale under 21 (18 gol in 24 partite). «È perché ci ho giocato troppo», ha commentato spavaldo. Campione d'Europa under 21 nel 2006, a Madrid lo aspettava la definitiva consacrazione internazionale. Non ha funzionato, soprattutto a causa della mancanza di presupposti: arrivo a stagione in corso, esclusione dalla lista Champions per un pasticcio della dirigenza, Liga già chiusa a marzo e quindi con pochi stimoli. Quelli che non gli mancheranno di certo a Milano.
Titolare della nazionale olandese dall'agosto 2008, ovvero dopo l'addio alla maglia oranje di Ruud van Nistelrooy, Huntelaar ha deciso di ascoltare il consiglio del collega e di lasciare Madrid per potersi preparare al meglio ai Mondiali del 2010, competizione alla quale l'Olanda è stata la prima nazionale europea a qualificarsi. Se il rendimento si basasse solo sui numeri, quello di Huntelaar sarebbe impeccabile: a 25 anni sono oltre 200 le reti messe a segno in carriera, 13 delle quali con l'Olanda (in 23 partite). Huntelaar ha già una tribuna intitolata a suo nome, allo Sportpark Berg & Bos di Apeldoorn, e anche una scuola calcio, a Hummelo, quest'ultima inaugurata dopo aver vinto il premio quale miglior talento del campionato olandese nel 2006.
A Milano sbarca un attaccante che in carriera ha già vinto sei titoli di capocannoniere: campionato Allievi ’99-00 (De Graafschap, 31 gol), campionato Primavera ’00-01 (Psv Eindhoven, 26), Eerste Divisie ’03-04 (Agovv Apeldoorn, 26), Eredivisie ’05-06 (Heerenveen/Ajax, 34), Europeo under-21 2006 (Olanda, 4), Eredivisie ’07-08 (Ajax, 33). Non potrà che promettere molti gol. È quello che sa fare. Non chiedetegli altro.