Il Milan «esonera» l’allenatore Le tattiche le fa un pc di Boston

Sabrina Cottone

nostro inviato a Boston

C'era una volta l'elastico di Sacchi, quello che l'allenatore voleva teso tra i due mediani per mantenerli sempre alla stessa distanza. Praticamente preistoria. Adesso è il Massachusetts Institute of Technology di Boston a lavorare per il Milan Lab, il dipartimento tecnologico dei rossoneri. Solo l'obiettivo è rimasto uguale a se stesso: controllare al secondo ogni singolo spostamento di ciascun giocatore e avere la verifica in tempo reale che tattiche e moduli siano rispettati. Un metodo che in tempi ragionevolmente brevi può portare anche all'arbitro virtuale, in grado di valutare all'istante che cosa accade e come.
Nei laboratori del Mit scorrono le immagini dei calciatori in azione, tradotte in punti e linee che si inseguono al computer. «Stiamo studiando un sistema di allerta che avvisi subito il giocatore quando si allontana dallo schema deciso» spiega Enrico Costanza, uno dei ricercatori dediti alla partnership tra l'università di Boston e il Milan, nata tre mesi fa e foriera sviluppi futuribili anche nei campi da calcio.
Si tratta del primo sistema computerizzato al mondo per personalizzare l'allenamento dei giocatori, che si preparano alle partite anche grazie ai sensori che verranno messi nelle scarpe dei giocatori. A San Siro, durante le sfide di campionato, sono già in azione speciali telecamere che monitorano ogni secondo le posizioni e che però hanno il problema di andare facilmente in corto circuito quando si arriva alle collisioni, costringendo i tecnici a lavorare per giorni per risolvere «digitalmente» i dubbi.
Il Mit lavora per andare oltre, mettendo a portata di dischetto quel che è già realtà nella Formula 1. «Il nostro obiettivo è modificare il sistema per valutare ciò che accade mentre la partita è in atto e poter così intervenire in diretta sul gioco», spiega ancora Costanza. Un monitoraggio che consente sia di controllare i movimenti e la fatica del singolo sia il lavoro della squadra. E alla fine anche di arrivare all'arbitro digitale, che manda a casa moviola e contestazioni, almeno per un po', fino a che il dibattito da bar sport non si sposterà sulle manipolazioni del computer. «Così la Juve non vince più» ridacchia in platea il milanista Roberto Formigoni, il presidente della Lombardia per il quale è stata organizzata la dimostrazione.
Toccherà al Milan, una volta in possesso della tecnologia adeguata fornita dal Mit di Boston, proporre la rivoluzione in Federazione. E chissà perché a fare da icona dell'esperimento troneggia Ronaldo, per di più in maglia del Brasile, con le sue tracce digitali tutte, ma proprio tutte, in fascia sinistra.