Il Milan fa 1-1 a Brema Sampdoria, ko in casa

Inzaghi segna, prende una traversa e rilancia i rossoneri in Uefa Nel finale l’immancabile distrazione e Diego rimedia il pari. <strong><a href="/a.pic1?ID=329968">Gli ucraini passano a Marassi</a></strong>: male anche Cassano

Brema - Un brodino dopo il derby. Il brodino, per il Milan, arriva dal pareggio di ieri sera a Brema, contro il Werder che mise sotto l'Inter di Mourinho in Champions. È il terzo della serie, conquistato da queste parti. E se vale la scaramanzia bisogna ricordare che nei due precedenti episodi, il club vinse poi il titolo continentale. Inzaghi scuote i suoi con un gol di quelli da non perdere per abilità e tempismo da rapinatore dell'area di rigore, poi manca il colpo del ko che ridà forze ed energie ai tedeschi. Il pareggio raggiunto nel finale da Diego, il migliore dei suoi, è un giusto premio alla dedizione del Werder, rimasto in partita fino alla fine senza avere grandi risorse tecniche da consumare. Dietro Pippo, uno strepitoso Seedorf e Ronaldinho a basso voltaggio. La difesa è quella che è: può reggere ai primi assalti, Dida può dare una mano alla ciurma ma poi finisce con l'arrendersi. Discutibile anche la scelta di Ancelotti di rallentare le sostituzioni: c'era bisogno di sangue fresco e lui ha aspettato troppo. Come al solito gli succede.

La partenza del Milan coincide col solito panico difensivo. Comunque l'assortisca Ancelotti, fa acqua da tutte le parti e Dida deve darsi subito da fare per non farsi uccellare. Se non è il giovane Bonera, defilato a destra, a determinare scompensi gravi al reparto, è Senderos a far scattare l'allarme. Lo svizzero, capace nell'occasione di riqualificare agli occhi del cronista il danese Laursen, perde addirittura un contrasto con Diego che è la sua metà. Solo Favalli, col suo talento universitario, rammenda qualche sbrego mentre Zambrotta a sinistra lavora e s'impegna anche per sostenere il gioco d'attacco. Il Werder, impreparato forse a ricevere un paio di omaggi rossoneri, spreca nei primi minuti due golose palle-gol con Tziolis e Almeida dimostrando di avere, oltre ai noti limiti di sicurezza interni (32 gol in 20 partite, peggior difesa della Bundesliga), qualche sbavatura anche in attacco. Ancelotti a un certo punto s'infuria con Bonera che è un piacere vederlo mandare il giovanotto a quel paese: al suo posto Sacchi l'avrebbe cambiato al volo, dentro un altro, uno qualunque. Appena il Milan si riprende dalla partenza lenta e macchinosa, e comincia a riscaldare i piedini magici di Ronaldinho e Seedorf, prende quota il gioco rossonero che comincia a collaudare la resistenza della difesa tedesca. Su Flamini e Inzaghi rimedia il portiere Wiese che deve invece arrendersi alla rasoiata di Super Pippo messo in azione da un brillante blitz di Flamini e dal successivo cross coi giri contati dopo un rimpallo favorevole.

Serrando le fila come ai vecchi tempi di Capello, il Milan riesce a sistemarsi meglio anche dal punto di vista difensivo e ad azionare il contropiede tipo serramanico. Nelle due migliori occasioni raccolte nella seconda frazione, Inzaghi sbatte prima contro la traversa dopo aver seminato un paio di birilli tedeschi e infine arriva con un attimo di ritardo sul numero di Seedorf (discesa solitaria dopo dribbling a seguire su due rivali): non si può avere tutto dalla vita, caro Pippo. Il Werder, dal suo canto, le tenta tutte: con azioni alla mano, con tiri dalla media distanza di discutibile precisione, lanciando nel mucchio dell'area di rigore palloni alti alla ricerca di qualche deviazione vincente. Trova il pareggio in uno degli ultimi assalti: non è un caso che il cedimento strutturale del Milan avvenga sempre nel finale delle sue prove, quando lucidità e tenuta fisica sono ridotte al lumicino. In questa fase Senderos fa buona guardia guadagnandosi qualche indulgenza ma poi perde il duello aereo decisivo con Pizarro sul pareggio del Werder. L'ultimo brivido lo procura proprio Favalli, con una deviazione all'indietro su una punizione che scheggia il palo di Dida. Inevitabile la censura finale dedicata all'allenatore Ancelotti: con una squadra stanca e in difficoltà fisica, non era meglio procedere prima a qualche sostituzione? Jankulovski e Beckham invece intervengono a pareggio apparecchiato.