Il Milan fa il colpaccio, Ibrahimovic è rossonero: "Voglio vincere tutto"

Prestito gratuito con diritto di riscatto a 24 milioni in tre
rate.
Galliani: &quot;Ora possiamo competere&quot;. L'attaccante: &quot;Giocherò in un attacco fantastico&quot;. <a href="/sport/torna_ibracadabra_genio_e_perfidia_fuori_schemi/29-08-2010/articolo-id=469842-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>Torna Ibracadabra</strong></a>

«Sono contentissimo, la situazione non era facile, adesso torno a Milano in un’altra squadra. Sono qui perché il Milan è uno dei club più forti del mondo e gioche­rò­con Ronaldinho in un attac­co fantastico. So che i tifosi del Milan vengono allo stadio per divertirsi e ora dipende da noi.Ai tifosi dell’Inter non de­vo dire niente, loro hanno vin­to tutto e hanno altre cose a cui pensare». È Zlatan Ibrahi­movic, è qui questa mattina al­l’ora di pranzo, atterra all’Ata di Linate con Galliani e Raio­la, questa sera è a San Siro. Solo 24 milioni spalmati in quattro anni, tre rate, que­st’anno è gratuito, ingaggio ri­dotto di un terzo: sono le cifre di Zlatan Ibrahimovic al Mi­lan, un capolavoro quasi in­spiegabile, un trionfo della strategia di Adriano Galliani nel quale rientrano diverse componenti, ma il pilota è lui: «Abbiamo definito tutto - so­no le 21,30, a Milanello si sta rialzando in volo l’elicottero di Silvio Berlusconi protagoni­sta di un blitz alla squadra- . È un prestito con diritto di ri­scatto, adesso non abbiamo handicap strutturali ma una squadra in grado di compete­re. Lunedì le visite mediche ­prosegue Galliani - , poi la fir­ma, parte con la nazionale e quando torna lo presentia­mo ». Un’operazione che fino a pochi giorni fa sembrava fol­lia. Ibra era stato pagato cin­quanta milioni di euro solo un anno fa, 22 gol in 46 partite al Barcellona e un rapporto che si è lentamente logorato fino a quando Pep Guardiola lo ha messo sui bancali di uno spaccio aziendale, cancella­to, neppure convocato per l’esordio in Liga contro il Ra­cing Santander: «Sono infasti­dito da questa situazione - ha confessato l’allenatore del Barcellona - , in una situazio­ne normale l’avrei portato con noi. È tutto assurdo, di Ra­iola non parlo». Ibra e Guar­diola si sono lasciati malissi­mo, e Mino Raiola ne sa qual­cosa. Il procuratore di Ibra ha creato i presupposti per il ca­polavoro, ha reso impossibile qualunque ipotesi di compro­messo, è arrivato perfino a mettere in discussione la pan­china dell’allenatore dei sei trofei in una stagione, gli ha dato dell’infermo mentale, ha costretto il Barcellona, ce­lebrato come uno dei club più aperti e sensibili, a prendere posizione con un comunica­to contro di lui. Ma senza que­sto lavoro ai fianchi, sfinente, corrosivo dell’agente Fifa Car­mine Raiola, difficilmente il Barcellona si sarebbe seduto a un tavolo a trattare. E questo nonostante la squadra non gradisse gli atteggiamenti del­lo svedese, la stampa spinges­se per una sua cessione, e Guardiola ne avesse chiesto la testa già a metà stagione. Doveva essere l’uomo in più dei campioni del mondo, il calciatore che perpetuava il ci­clo. E lui era lì per vincere tut­to, pallone d’Oro compreso. È stato invece accusato di ogni vetro che si rompeva nel club dei campioni del mon­do, il primo colpevole del falli­mento in Champions, due so­stituzioni in semifinale pro­prio contro la squadra che aveva lasciato per vincere tut­to sono bastate per cancellar­lo dalla ramblas. In tutto questo si è inserita a meraviglia la diplomazia e l’abilità di Adriano Galliani, tutti avevano capito subito che l’Amministratore deleg­a­to del Milan era in Spagna per tornare con l’oggetto.A nessu­no è neppure sfiorato per un attimo l’idea che ci fosse il ri­schio di un viaggio a vuoto. È partito largo, dimesso, ha cer­cato un prestito gratuito, al massimo una partecipazione all’ingaggio ma meno del cin­quanta per cento, diceva che non aveva soldi: «Guardate anche voi, non abbiamo pre­so nessuno ». I quattrini erano caldi per l’unico colpo che avrebbe dato un senso, inuti­le prenderne dieci, ne prendi uno, quello che fa alzare an­che gli storpi dalle brande. Ibra al Milan è la contraddi­zione all’estremo, il giocatore interista più odiato dai milani­­sti, il più antipatico al resto del­­l’Italia. Adesso è quello più in­vocato, quello che fa dimenti­care Ricardino Kakà e questa sera farà raddoppiare la gente allo stadio. Quello che mette il Milan in prima fila per scu­detto e Europa, quello che fa dire a un prudentissimo Alle­gri: «Con Ibra, Pato e Ronal­dinho ho l’attacco più forte d’Europa». È arrivato Zlatan Ibrahimo­vic, si lega al Milan per quat­tro anni e porta in dote scudet­ti in serie, Ajax, Juventus, In­ter e Barcellona, dove va li vin­ce, Allegri è avvisato. Ibra sarebbe quasi perfetto se assieme a lui non ci fosse anche Mino Raiola, il procura­tore che ogni calciatore vor­rebbe avere e ogni presidente vorrebbe evitare. Ha tentato perfino di strappare una buo­nauscita a Rosell, non ce l’ha fatta: «Purtroppo nessuna buonauscita dal Barcellona», era delusissimo, fra Ibra e Su­perMario è stata un’estate da sceicco. Il resto sta per inizia­re, questione di poche ore.