Il Milan fa festa e schianta la Lazio Ma Inter e Juve sono già in fuga

Seedorf, Zambrotta, Pato e Kakà stordiscono la Lazio: 4-1 e primi tre punti. Ma l'Inter (<strong><a href="/a.pic1?ID=292294" target="_blank">3-1 a Torino</a></strong> con show brasiliano) e la Juve (<strong><a href="/a.pic1?ID=292300" target="_blank">1-0 a Cagliari</a></strong>) sono già staccate di quattro lunghezze

Milano - Si sveglia il Milan. Si sveglia appena c'è il pericolo concreto di diventare la storiella del campionato e di uscire dai giochi del tricolore prima del tempo. Si sveglia in modo perentorio come piace alla sua gente, con una prova che testimonia di progressi vistosi e di lezioni mandate a memoria. Segno che dentro il gruppo di Milanello i primi due schiaffoni rimediati con Bologna e Genoa mettono giudizio all'intera compagnia. Compreso Ancelotti protagonista di scelte coraggiose: lasciare in panchina a prendersi le raffiche di tramontana Shevchenko e Ronaldinho non è proprio semplice. Ma bisogna privilegiare la salute dei giovani (Pato e Borriello) oltre che il talento purissimo di Kakà, in evidente progressione. E con questa combinazione felice, il Milan dispone facilmente della Lazio ritornata a terra dopo due turni appena. Addirittura più facilmente di quel che appare all'intervallo, col risultato in bilico sul 2 a 1. La spiegazione didascalica è molto semplice: se il Milan aggiunge all'abilità delle sue stelle e alla precisione dei suoi attaccanti, il senso dell'appartenenza, il sacrificio e la corsa, allora le distanze e le categorie vengono fuori. E forse questo Milan, bello di notte e inguardabile di giorno, può solo migliorare da qui al derby che è poi l'appuntamento di domenica prossima.

È vero, non basta il talento. Ci vuole anche un pizzico di fortuna, come ricorda Silvio Berlusconi arrivando allo stadio. E la sponda, involontaria, offerta da Ledesma per Seedorf è un piccolo favore che l'olandese volante, discusso e sotto tiro, non può lasciarsi sfuggire. Così matura il primo vantaggio milanista fatto apposta per illudere e magari nascondere i noti difetti. Che si rivedono sotto l'incalzare della Lazio riemersa in partita dopo il naturale sbandamento. Solo che nell'occasione della stoccata di Zarate (passata sotto il fianco di Abbiati), il Milan subisce un contropiede da calcio d'angolo in attacco che non è il massimo dell'attenzione e della maturità. Colpa anche della lentezza di Kaladze in grande sofferenza dinanzi allo spunto dell'argentino. Per fortuna del Milan la serata-no dell’acerbo portiere laziale Carrizo coincide con il coraggio di Zambrotta, capace di tentare l'impresa balistica da 34 metri, distanza siderale, trovando l'angolo lasciato scoperto dall’argentino.

Servono altre qualità che in questa serata si possono ammirare a testimonianza dei progressi milanisti intervenuti non solo sotto l'aspetto fisico. Le mostra Borriello (recuperando in difesa un pallone decisivo), le mostra Seedorf aggiungendo alla classe corsa e sacrificio che non appartengono al suo dna. Ma l'esempio che contagia e rianima il Milan arriva proprio da Gattuso, un guerriero nato recuperato velocemente.

Il talento, quello sì, serve nella seconda frazione quando ci sono da mettere in cassaforte i primi tre punti del torneo e riscaldare la mira degli attaccanti purissimi. Come nel caso di Pato che trova la mano aperta di Carrizo su cross vellutato di Jankulovski, o come nel caso di Kakà che dal dispetto per un prodigio del portiere trova, tre minuti più tardi, la forza e la precisione per confezionare il sigillo del 4 a 1 allo scoccare dell'ora di gioco. Da quel momento il Milan mantiene il governo del campo e si concede il lusso rappresentato di questi tempi da Ronaldinho che la folla adora e applaude anche per un banale passaggio laterale oltre che per la traversa timbrata nel finale quando tutti hanno solo voglia di tornare a casa, sotto le coperte.