Il Milan fa scottare la panchina di Ancelotti

Impossibile far finta di niente. Il giudizio apocalittico sul lavoro di Carlo Ancelotti («il Milan ha perso lo scudetto per colpa sua») attribuito a Silvio Berlusconi da alcuni tifosi rossoneri incrociati nella notte di lunedì in Egitto, a Sharm, e finito su Repubblica, ha reso d’improvviso perturbato il viaggio del Milan ieri in Albania (successo contro la selezione albanese 5-4 ai rigori). «Per abitudine non commento le frasi del presidente» la reazione di Adriano Galliani, prima della partenza alla volta di Tirana. Poi, nel corso della conferenza-stampa in Albania, ha lanciato schiuma sul fuoco. «Rispondo io per il mio amico Carlo. Ho visto il presidente domenica ma non ho ancora parlato con lui, non abbiamo alcuna conferma di quanto scritto e non c’è nessuna risposta da parte del Milan» la frase simbolicamente impreziosita dal gesto di sottrarre al tecnico rossonero il microfono. Così Ancelotti è rimasto, prigioniero dei suoi pessimi umori, ad ascoltare e a meditare sulle parole che hanno scolpito il suo futuro e lo scenario della prossima panchina del Milan. Finchè Galliani non lo ha preso da parte, a fine partita, e gli ha confidato: «Ho parlato con il presidente, è caduto dalle nuvole». È molto probabile che le espressioni riportate dai tifosi ai cronisti al seguito del premier non siano state fedeli alla lettera ma il giudizio tecnico complessivo del lavoro di Ancelotti nella stagione, da parte di Silvio Berlusconi non è assolutamente inedito. Il pari rimediato domenica con la Juve, il mancato utilizzo di Pato e il gioco poco spettacolare devono aver fatto il resto. Due settimane prima, infatti, fu proprio il presidente Berlusconi a far sapere in pubblico questa volta che, a fine maggio, «Ancelotti e Galliani avrebbero discusso del futuro» e che l’alternativa gradita sarebbe stata quella «di un nuovo Sacchi o di un nuovo Capello» presto identificati in Allegri-Gasperini nel primo caso e Leonardo nel secondo.
Galliani, da Tirana, ha giurato a il Giornale: «Fino a quando non avrò in tasca la Champions non parlerò con nessuno». Questa frase non è solo un omaggio alla scaramanzia, è una strategia definita in tutti i dettagli operativi. Vuol dire che non ci sono stati sondaggi diretti, nè telefonate preventive con Ancelotti nè con aspiranti successori: Leonardo si è tirato da parte, non resta perciò viva che la pista «dell’allenatore emergente». E al cagliaritano Allegri bisognerà aggiungere il nome e la sagoma di Giampiero Gasperini. Questa candidatura è stata “lanciata” da Luciano Moggi sulle colonne di Libero accreditando l’ipotesi che l’ex dg bianconero sia stato interpellato personalmente dal premier per ottenere informazioni sul conto dell’allenatore del Genoa, un tempo al settore giovanile della Juve.
A questo punto anche Carlo Ancelotti, che aveva messo da parte ogni proposito di trasloco a fine maggio, è tornato a interrogarsi sul proprio destino. Nell’occasione ha incassato l’appoggio incondizionato di Kakà («Credo nel futuro di questa squadra e spero che questo futuro sia con Carlo Ancelotti»). Ed anche quello di Gattuso: «Quel che dice il presidente è legge. Ma l’anno scorso Carlo mi ha rotto le scatole per farmi restare e così farò io con lui. Fra l’altro non credo tanto alla pista Chelsea. Ma si sa che al Milan il volante è nelle mani della società: risultare in sintonia col gruppo di lavoro a Milanello può essere un asso nella manica, ma non un requisito fondamentale. L’ultimo allenatore esonerato personalmente da Berlusconi fu Zaccheroni, il precedente risale addirittura al marzo del 2001, la notte della deludente eliminazione dalla Champions per mano del Deportivo La Coruña. Escluso che si ripeta una soluzione del genere. I rapporti personali tra Berlusconi e Ancelotti sono eccellenti. «Se ci sarà separazione sarà consensuale» hanno ripetuto in coro le parti coinvolte. Per capire meglio lo scenario, bisognerà interrogare le mosse del Chelsea sempre interessato, secondo la stampa inglese, al tecnico rossonero anche se di recente Guus Hiddink ha speso parole impegnative per Frank Rijkaard. Con Ancelotti via, per convincere Gasperini bisognerà bruciare la concorrenza della Juve. Il ripiego è a Cagliari. I tempi sono strettissimi ma il Milan non può muoversi prima di qualificarsi per la Champions. Udine, sabato notte, potrebbe diventare uno snodo fondamentale.
(Ha collaborato
Andrea Bianchini)