Il Milan fa tutto tranne il gol E Kakà si fa parare un rigore

A Palermo, contro i rosanero molto lenti, regge bene la difesa. Fontana blocca il tiro dal dischetto, la traversa ferma Ronaldo

nostro inviato a Palermo
Due notizie calcistiche salgono da Palermo, riscaldata da un sole primaverile. Una racconta del gran momento del Milan, tradito solo dalla luna storta di Kakà. È in salute la squadra di Silvio Berlusconi, gioca un calcio geometrico e concreto. Avesse il miglior Ronaldo a disposizione, nessun traguardo gli sarebbe vietato. Men che meno la rincorsa al terzo posto. E leggendo del confronto di ieri capirete perché. L’altra notizia conferma degli acciacchi e dei ritardi del Palermo, un tempo squadra dotata di gioco e di corsa e ora invece inchiodata sul prato del suo stadio. Salvata nella circostanza da un portiere stagionato ma efficace e da una traversa che impedisce a Ronaldo di mettere la ciliegina sulla torta di una settimana prodigiosa.
Tra le due notizie del giorno c’è la spiegazione dello 0-0 di ieri che rappresenta una sorta di ribellione al destino scritto della sfida. Orientato subito dal rigore fischiato da Trefoloni (pomeriggio incerto, prova incolore la sua) che Kakà calcia alla sua maniera, verso l’angolo sinistro, senza angolare la traiettoria e senza dare forza alla battuta. Così Fontana, un riciclato di successo, diventa l’eroe intorno al quale il Palermo col fiato grosso e con le idee confuse, costruisce la sua resistenza, la sua trincea. Oltre al rigore, c’è bisogno di un bel colpo d’occhio del portiere siciliano per evitare che il Milan tracimi già nel primo tempo grazie a una serie di combinazioni al volo, lanci precisi al centimetro. Può chiudere con un rotondo 3-0, si ritrova a digiuno. Kakà, sempre lui, è il più attivo, insegue il riscatto, firma un numero d’alta classe (tunnel a Zaccardo e poi legnata che sfiora la traversa), ma quando si tratta di centrare lo specchio della porta ha un paio di esitazioni fatali.
Il Palermo, rimasto subito senza Corini (al suo posto Simplicio dopo 10 minuti) e senza gioco per un tempo, soffre le pene dell’inferno. Poi, quando la stanchezza scava un fossato tra i reparti del Milan e il centrocampo rossonero perde qualche colpo, tocca agli avanti di Guidolin mettersi alla prova. Caracciolo è una boccia persa: da queste parti lo impallinano al primo sgorbio di stop, meglio fargli cambiare aria che insistere. Ma anche quando entra al suo posto il polacco Matusiak, il risultato non cambia. E Di Michele si procura, sulla sinistra, il maggior numero di occasioni per mettere alla prova la tenuta della difesa inventata da Ancelotti per l’occasione. Le sue conclusioni, una, due, tre, sono una più sciatta dell’altra, eppure gli perdonano ogni sfondone. È la prima volta che il Milan rischia pochissimo, in difesa: ironia della sorte gli succede quando non ha a disposizione ben otto componenti titolari della sua difesa. Segno allora che contano il mestiere e la bravura, ma anche la dedizione e l’attenzione. Che in questa circostanza restano altissime.
Ronaldo ha poco da spendere: è l’unica arma che Ancelotti può utilizzare per provare a vincere una sfida, meritatamente, e il tecnico rossonero lo riscalda a puntino per utilizzarlo negli ultimi venti minuti. Sono venti minuti con una sola scossa, maturata appena Pirlo vede un valico e gli suggerisce lo scatto che trasforma l’area del Palermo in una cabina elettrica. Il suo tiro, rimpallato, s’impenna in una traiettoria beffarda che scavalca Fontana in uscita, timbra la traversa e ritorna a metà area di rigore ormai inutilizzabile. Il Palermo respira, il Milan sbuffa dalle narici. Deve sentire il profumo della Champions.