Milan con la formula magica Pirlo pensa, Gilardino segna

nostro inviato a Udine
Senza neppure dare l’idea di mettercela tutta, un altro Milan rispetto a un mese fa quando si parlava solo di catastrofi e rifondazioni e non funzionava niente e nessuno. Ieri ha segnato anche Oliveira, e Ancelotti si è tolto lo sfizio di piazzare Pirlo centrale difensivo al fianco di Simic, quando Kaladze si è infortunato e ha chiesto il cambio a metà ripresa. Una soluzione che in altri tempi avrebbe spiegato tutti i disagi di questo Milan, il suo momento negativo, assieme ai pali, le traverse e agli stramaledetti infortuni. Invece Pirlo nel cuore della difesa ha continuato a macinare calcio moviolato ma molto efficace, conosce il suoi attuali limiti fisici e si sa gestire, suo il pallone che in area pesca Kakà alla mezz’ora e innesca il rigore del vantaggio.
Il Friuli si ribella, il fallo non è così nitido ma è indubbio che il brasiliano vada giù successivamente al contatto con Pinzi. Fra i fischi Kakà infila De Sanctis sulla destra, spiazzandolo. Un episodio che avrebbe potuto scatenare nuove ombre se il resto della gara non avesse più che legittimato la vittoria milanista, dettata dai movimenti fantastici di Seedorf, tornato su livelli eccellenti.
Dopo neppure cinque minuti è arrivato il raddoppio per merito di Jankulovski che caparbiamente ha messo in mezzo un pallone ad occhi chiusi che ha trovato l’imbambolato Zapata impreparato al punto da intervenire con la coscia all’interno della sua area di rigore. Un pallone da spedire in tribuna è invece rimasto fluttuante e ammiccante a due passi dalla riga della porta di De Sanctis, intervento in acrobazia di Gilardino che, con una torsione di caviglia, ha mostrato cosa significa il fiuto del gol per un centravanti. Due a zero e nessuno che si sia accorto che la partita fosse iniziata, perché il ritmo non era acceso, le occasioni c’erano state ma senza grandi fremiti, e anche i friulani sugli spalti si erano presto adeguati a quanto succedeva in campo. Netto il divario, poco prima dell’intervallo un ringiovanito Cafu ha pescato dalla parte opposta del campo Gilardino che ha girato al volo di sinistro un pallone uscito dalla sua scarpa teso e carico, finito di non tantissimo sopra la traversa. Cosa non può fare un risultato favorevole. Era come se il Milan avesse giocato fin qui il suo campionato con i numeri rovesciati sulla schiena, Kalac ha fatto un paio di cose, interventi di routine, ma erano le stesse che fino a poche settimana fa lo incartavano.
Ripresa identica, accelerazioni poche, fremiti inesistenti, il Milan pigro e aristocratico ha messo Oliveira in condizione di mostrare uno dei migliori pezzi del suo repertorio, la girata di destro al volo. Un’occasione, un gol, De Sanctis ha intuito e si è anche tuffato rendendo ancora più spettacolare il 3-0 del brasiliano.
L’Udinese ha guardato come si fa e mentre i minuti trascorrevano sentiva il fiato dei rossoneri in rincorsa sulla loro classifica. Iaquinta è sparito dopo un buon primo tempo, Barreto è stato per novanta minuti l’uomo in meno, il solito Di Natale ha mantenuto vivo l’attacco, non la partita, tirando in porta con cocciutaggine e costringendo Kalac agli unici interventi veri. Del resto prima ancora del Milan un virus influenzale aveva dimezzato la squadra, scesa al Friuli senza Felipe e Natali dietro, due che hanno fatto pesare la loro assenza soprattutto grazie all’ingenuità di Pinzi sul rigore e di Zapata sul secondo gol. Obodo ha cercato di mettere ordine, è andato anche alla conclusione di testa, ma il confronto a centrocampo con i rossoneri è stato impietoso, bisognava vedere quale differenza c’era quando la palla finiva fra i piedi di Seedorf, un maestro che la chiamava, la accarezzava e le spiegava dove andare e cosa fare.
Alla fine, anche fra i milanisti presenti in tribuna, non ce n’era uno che parlasse di mercato, di Cassano, Oddo e Iaquinta, il segnale più limpido di come una partita e tre gol cambino le prospettive. Ma di questo il Milan non deve illudersi, l’Udinese di ieri pomeriggio era una squadra rassegnata che fa poco testo.