Il Milan gioca solo per Inzaghi

Pippo raggiunge quota 63 e scavalca il tedesco Gerd Muller diventando così il più grande cannoniere della storia delle coppe continentali

Milano - Quando si dice una serata ideale. Il Milan chiude da primo, col quarto successo del girone: a fine febbraio può contare su qualche piccolo vantaggio (incontrare una seconda e giocare il ritorno in casa). Segna Inzaghi, tanto per cambiare. E può festeggiare il suo nuovo record in fatto di gol che sono tanti, una produzione industriale in Europa (63). Passa anche il Celtic, salvato nell’occasione dall’impresa del Benfica in Ucraina (Rui Costa da terzo si sposta in coppa Uefa). Festa per tutti. Solo Kakà cerca, con qualche ostinazione di troppo, il sigillo personale. Nel finale, in contropiede, lo sfiora con uno scatto portentoso. E stasera si può volare verso il Giappone. Con una squadra non proprio brillante, segnata nelle gambe dalle tante, troppe fatiche. «Avreste voluto vedere il Liverpool al vostro posto?» l’obiezione con cui Galliani respinge ogni lamento. Da una piccola storia (record di eurogol) a un’altra grande storia: laggiù, in Oriente, il Milan può diventare il campione dei campioni.
Se si potesse scegliere all’intervallo, le cose migliori da apprezzare ed ascoltare, avvengono quasi tutte prima di Milan-Celtic. A cominciare dalla presenza sul prato micidiale di San Siro (rizollato solo nella striscia centrale, per il resto è un campo di patate) di un pacchetto difensivo inedito schierato da Ancelotti un po’ per necessità e un po’ per virtù: di Dida raccontano che ha un virus intestinale, influenza canonica per Nesta, acciacchi di poco conto garantisce Galliani. Almeno è possibile rivedere all’opera Dario Simic deciso a tagliare la corda da Milanello per scarsa fiducia. Il croato non è nemmeno fortunato: gioca da centrale appena 28 minuti, poi si ferma, bloccato da un insulto muscolare alla coscia destra e così perde anche il Giappone. L’altra piccola cerimonia, celebrata in modo semplice, consente al popolo milanista di festeggiare, dal vivo, il Pallone d’oro di Kakà: da Parigi arriva il vecchio direttore di France Football per la consegna simbolica (applausi degli scozzesi riuniti in circolo).
La sfida in apparenza viaggia verso l’approdo previsto del pareggio. «È il vero terzo tempo» commentano in tribuna stampa i soliti sospettosi mentre Pirlo sfiora il palo su punizione ad inizio di ripresa, Seedorf si avvicina alla panchina di Ancelotti e gli soffia qualcosa all’orecchio sorridendo di gusto o mentre Kakà prende inutilmente la mira del secondo palo per tentare una delle diaboliche traiettorie. Milan e Celtic, nella prima frazione, si aspettano e si rispettano e i rischi maggiori provengono semmai dalle zolle traditrici del prato. Solo Scott Brown sembra tradire il clima da esibizione meritandosi un cartellino giallo per l’ennesimo fallo ai danni dell’olandese volante di Milano. Lo scozzese, che viene considerato tra i più talentuosi del Celtic, si macchia del peccato più grave intorno all’ora di gioco. Gli capita infatti, sul destro, e in posizione favorevole, la palletta giusta per castigare Kalac: il suo destro è indecente.
L’attesa autentica, di tutto lo stadio, è per il record a portata di piedino di Pippo Inzaghi (in tribuna anche il parentado, col fratello Simone in prima fila) che tenta di farsi largo, sulle prime, giocando di sponda col proprio rivale, McManus. Quando gli capita l’occasione migliore (porta sguarnita), su cross di Favalli, invece di centrare la porta la spedisce tra le braccia di Boruc, fuori posizione. Ma Inzaghi, si sa, sbaglia una sola volta. E quando più tardi, gli transita dai piedi un assist coi fiocchi (Kakà-Cafu la combinazione vincente), il sigillo alla serata è cosa fatta. 63 sono i suoi gol made in Uefa e con questo di ieri sera, il più semplice di una carriera prodigiosa, Gerd Mueller è superato, dimenticato. Adesso è lui, SuperPippo nostro, uno che tiene più ai gol che alle fidanzate (ed è tutto dire) il nuovo paragone col quale misurarsi. Il Celtic tenta una qualche reazione (Brown murato da Kalac) prima di arrendersi al suo destino sancito da un numero (in 15 trasferte 14 sconfitte e 1 pareggio): fuori dai confini della Scozia è un rivale piccolo piccolo.