Il Milan di Kakà salvato dal vecchio Maldini

da Milano
L’astinenza è finita, almeno dalle parti di San Siro. Il Milan torna a vincere. Ed è forse l’unica cosa che rende felici Ancelotti e Galliani. Non si può certo elevare l’1 a 0 di ieri sera al rango di prova incoraggiante. Anche perché nel frattempo perdura l’assenza dal tabellino di gente come Inzaghi (prova deprimente la sua) e di Gilardino mentre Kakà, partito in sordina, coglie una traversa e sbatte contro un portiere attento. Astinenza finita, dunque ma niente peana a questo Milan malinconico e poco spumeggiante, figlio di un periodo nero che non finisce più.
La prima incursione di Paolo Maldini, nell’area del Messina, consente al Milan di certificare il suo stato d’ansia e i suoi tormenti. La deviazione, di testa, all’indietro, dopo punizione di Pirlo, è una di quelle traiettorie che possono stregare chiunque, anche Storari che vede all’ultimo momento il pallone avendo appena il tempo di deviarlo. Davanti, nel risultato, dopo 13 minuti non è condizione sufficiente per permettere ai rossoneri di cancellare gli incubi e di «addentare» come si deve il tenero Messina che tra l’altro si consegna a uno scontato copione tattico. Giordano mette tutti dietro, in dieci davanti a Storari, nella speranza che l’ingorgo tolga spazio vitale agli attaccanti di casa. Cosa che accade puntualmente ma non tanto per meriti dei siciliani, semmai per demeriti vistosi di Inzaghi che prende di mira la bandierina dell’angolo invece che la porta e di Kakà che arrivato davanti alla porta, invece di piazzare la palla cerca la soluzione di forza. Il brasiliano si produce in un riscatto parziale nella ripresa quando trova sulla strada uno Storari puntuale e la solita traversa (tredicesima in 14 partite). Che ne dite, vuol dire qualcosa?
Così la sfida si trascina, lentamente, per tutto il primo tempo con un paio di inattesi sbocchi: da una parte, a destra, Pirlo, trova spesso Bonera, il terzino che ha piedi indecenti, dall’altra Gourcuff che è il migliore dei suoi per mobilità e anche per pulizia delle giocate, mai improvvisate e sempre affidate a qualche sodale meglio di lui piazzato. Nei mischioni, i difensori del Messina e in particolare Iuliano, si difendono con le buone e con le cattive, in particolare mettendo i ceppi a Gilardino. L’arbitro, il deb Gava, vede, ammonisce ma non scopre nel frattempo una trattenuta di Zoro su Gilardino che è un rigore classico.
Nella seconda frazione, il copione non cambia. Il Messina si costruisce una sola golosa opportunità (testa di Riganò fuori di poco con Kalac scivolato prima di lanciarsi in tuffo) prima che Giordano, dalla panchina, decida di irrobustire la fase d’attacco della sua squadra con la linfa di Floccari e Di Napoli. Nel frattempo il Milan è il solito, poco efficace nei sedici metri e poco lucido nei suoi due attaccanti. Inzaghi esce quasi per disperazione, Gilardino non riesce a far di meglio anche per mancanza di suggerimenti validi. Solo Kakà si può permettere di ridestarsi dal letargo e di apparecchiare un bel numero di alta classe che s’infrange sullo spigolo della traversa del Messina. Questa è una maledizione e bisogna prenderne atto ma nel frattempo, sempre per merito di Kakà dal limite, Storari si lascia ammirare per un paio di interventi a mani aperte che depongono a suo favore. Il finale riserva qualche affanno, tanto per cambiare. Il Milan osserva con angoscia lo scorrere dei cinque minuti di recupero concessi dal giovane arbitro mentre il Messina consuma le ultimissime vitamine. Così va il Milan. E lentamente si avvia verso la fine del tunnel nero.