Milan Kundera ritorna dall'esilio: nuovo saggio sui grandi romanzieri

Ad aprile uscirà «Un incontro», attesa raccolta di scritti letterari. Ma nessuna parola sull'accusa, lanciata lo scorso ottobre contro lo scrittore ceco, di essere stato una spia comunista. La stampa francese intanto lo difende

Milan Kundera, prima dell'esilio parigino, ha trascorso un buon pezzo della sua esistenza sotto l'ossessivo controllo degli agenti segreti dell'Stb, i servizi speciali cecoslovacchi. Una provocazione continua che gli ha insegnato una cosa: la reazione migliore è il silenzio.
Allo stesso modo lo scrittore ceco fuggito nella captale francese nel 1975, ha deciso di non replicare alle accuse - feroce contrappasso degno appunto di un romanzo di Kundera - che nell'ottobre scorso lo hanno travolto (scioccando il mondo letterario): e cioè essere stato negli anni Cinquanta un informatore proprio di quel regime comunista ottuso e onnipresente che ha denunciato e immortalato nei suoi capolavori, da «Lo scherzo» al bestseller «L'insostenibile leggerezza dell'essere». Nell'ottobre del 2008 il settimanale «Respekt» di Praga pubblicò infatti la denuncia - ripescata per caso dai meandri degli archivi storici della capitale dell'ex Cecoslovacchia - che sarebbe stata fatta da Kundera, allora 21enne, nel 1950 ai danni di un giovane dissidente ceco, Miroslav Dvorácek, poi arrestato e condannato a 22 anni di lavori forzati. Lo scrittore, da Parigi, liquidò il tutto con una sola frase: «È una menzogna». Poi un lungo silenzio.
Oggi, a distanza di mesi, Kundera torna non a parlare ma a far parlare di sé con l'annuncio della pubblicazione di un suo nuovo libro, come tutti i suoi ultimi lavori scritto in francese: «Une rencontre» («Un incontro»), saggio su romanzi e romanzieri, musicisti e pittori, dove si parla di Céline e Malaparte, di Aimè Cesaire e di Fellini, di Beethoven e Francis Bacon. Nessuna parola però sulla polemica che ha rischiato di distruggere un «eroe» della resistenza al regime comunista. «La strategia di Kundera da sempre è l'astensione piuttosto che il litigio. Il ritiro piuttosto che il baccano. Il silenzio contro il rumore», come ha scritto ieri il filosofo Jean-Paul Enthoven sul settimanale «Le Point» a pochi giorni dall'uscita del saggio, il 26 marzo, edito da Gallimard, la casa editrice storica di Kundera. «In lui - secondo Enthoven - è solo una questione di stile e di morale: l'orgoglioso non andrà a sguazzare nella calunnia che è servita da calamaio al redattore di "Respekt"». Ma del libro, attesissimo come tutte le opere dello scrittore ceco naturalizzato francese, ha parlato anche un altro ascoltatissimo intellettuale, il filosofo Alain Finkielkraut, intervenuto sulle pagine del «Nouvel Observateur» a difesa di Kundera.
Quanti cercano la polemica nel nuovo saggio dell'autore dei romanzi «La vita è altrove» e «Il valzer degli addii», non saranno accontentati. Il libro è composto da una trentina di articoli dove lo scrittore è alle prese con i suoi predecessori, da Broch a Nezval, con i suoi contemporanei, da Fuentes a Chamoiseau, con i suoi musicisti, Schonberg e Xenakis, e i pittori, Bacon e Matisse. Un saggio «brillante», secondo Finkielkraut, «fatto con la stessa alleanza di emozione e di riflessione dei grandi romanzi di Kundera». «Meno divertente di "Amori ridicoli" e meno scolpito de "L'insostenibile leggerezza dell'essere"», aggiunge tuttavia Enthoven. Il libro - che in Italia sarà presto pubblicato da Adelphi, la casa editrice che da anni traduce Kundera - termina con un commento sul "La pelle", romanzo «inclassificabile» di Malaparte sulla Seconda guerra mondiale e l'Italia liberata: «"La pelle": un arci-romanzo» è il titolo del capitolo. Capitolo che, secondo Finkielkraut, «è per il lettore un incontro meravigliosamente inaspettato con uno scrittore di cui niente lasciava prevedere la presenza nel pantheon letterario di Kundera»