Milan, lavori in corso. Ma c’è Superpippo

È mancata la grinta di Gattuso (squalificato). Buona la prova del capitano Paolo Maldini

Vince il Milan che fa qualità e ovviamente gol. Vince il Milan che ha già capito di trovarsi nella giungla dove serve il machete. Vince il Milan che dovrà ritrovare il pubblico di San Siro: ieri stavano in tribuna poco più di 40mila persone, ma c’era una strana aria. Come se il feeling tra squadra e tifosi fosse ancora nel congelatore, nonostante la partita valesse un posto in Champions league. Sì, già fin d’ora perché la squadra non può permettersi di buttare alcun punto e la classifica oggi come ieri, e chissà fino a quando, è scoraggiante.
Milan che ha saputo lottare, nonostante una difesa da far venire i brividi. Due gol che potevano essere tre, se l’arbitro non ne avesse annullato uno regolare. Primo tempo chiuso in vantaggio, ma dopo avere sofferto e rischiato, dopo aver provato a segnare gol, aver rischiato di prenderne, dopo aver giocato davvero a braccio di ferro: provi tu e provo io, vediamo chi ci prende. Per la fortuna della stella rossonera anche la Lazio non ha gran difesa, il centrocampo è assestato ma con minor qualità, l’attacco un’incompiuta. Due squadre che dovranno sfangarsela prima possibile.
L’anno scorso, era ancora settembre, il Milan vinse con i gol di Kakà e Shevchenko, ma era proprio un’altra storia. Questa volta si è affidato al re degli affamati, al secolo Pippo Inzaghi, e al sostituto di Sheva: una buona notizia per iniziare. Oliveira si è presentato a San Siro godendo di un favore della difesa laziale: sgrullata di tempia e subito in alto i cuori. Il ragazzino ha il senso e il fiuto del gol, giocate da brasiliano come ha dimostrato cammin facendo, non dà la sensazione di aver animo del marines d’assalto, piuttosto del belloccio imbellettato calcisticamente. Potrà servire, tanto e di più, se ieri dalla panchina ha imparato la lezione che Inzaghi, Maldini, lo stesso Seedorf hanno regalato a tutti: gambe in spalla e pedalare. Lotta senza confini, determinazione e voglia di non mollare.
Mancava Gattuso che in queste cose è re, ma è bastato il buon esempio degli altri. Inzaghi è stato una furia, zampillante seppur sprecone. Maldini un capitano di esaltante determinazione. Seedorf, finché ha retto, ha dimostrato insieme a Pirlo che, ieri, dovevano essere qualità e talento a farla da padroni. La partita è stata una miscela di emozioni. La Lazio ha retto spalla contro spalla fino al gol di Inzaghi, poi si è lasciata prendere alla gola come fosse nelle spire di un serpente, infine ha ritrovato vita e speranza quando la difesa rossonera ha smesso di far patti con lo stellone.
È stato buon calcio e qualche volta bel calcio, è stata partita da lavori in corso. Il Milan ha riscoperto un po’ di sicurezza in Dida, ma dovrà lavorare a fondo su Gilardino e Nesta: loro sì, sembran due campioni del mondo per caso. La colonna vertebrale rossonera non può fare a meno di questi due. Inzaghi per ora tien botta per tutti, Gilardino sembra aver smarrito la bussola. A centrocampo Gattuso è unico, gli altri copiature più che copie.
Il Milan ha fretta, non può attendere nessuno ed è forse questo il messaggio più inquietante della partita: nella foresta non c’è posto per gazzelle e belle statuine. Serve soltanto gente d’assalto con il machete in mano. Ora che il campionato è iniziato, la penalizzazione fa sentire davvero quanto pesa. Per il Milan. Figuratevi per la Lazio.